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domenica 29 marzo 2020

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Francis Bacon

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La figura di Francis Bacon si erge all'interno delle battaglie artistiche del secondo Novecento come un unicum capace di violentare la percezione del secolo pur conservandosi nell'ambito della pittura figurativa.
Una serata che il Detour ho organizzato in collaborazione con Federico Febbo, già orchestratore di altri incontri con menti "differenti", dislocate in una dimensione ulteriore di ricerca (Deleuze, C.Bene, J.Lacan), ha permesso una parziale ricognizione sul percorso dis-umano del pittore d'origine irlandese, inizialmente visibile in prima persona in un documentario girato da uno dei critici d'arte più fedeli al suo lavoro, David Sylvester, e poi ri-presentato dall'attore Derek Jacobi nel poco convenzionale biopic Love is the Devil, diretto da John Marbury.
Girato tra le mura dello studio-abitazione londinese di Bacon, il caotico polveroso e multistratificato rifugio in cui il pittore ha vissuto per più di venti anni accumulando materiale ed esperienze per le sue tele, il lavoro di Sylvester è un'atipica e per nulla formale intervista, un dialogo che, tra l'irruento e il meditativo, esplora le tappe della vita  e della creazione baconiana (così come le stanze del suo studio) attraverso le confessioni dell'artista stesso, permettendoci di risalire al suo metodo di lavoro, quel "realismo dell'immagine" che, come ha ben scritto Deleuze, risulta ostile ad ogni forma di comunicazione e tutto giocato, piuttosto, all'interno della logica delle sensazioni.
Il film di Marbury coglie invece la vita di Bacon nell'efferatezza sadica dei rapporti interpersonali che tanta parte hanno avuto nella scelta dei soggetti da catturare su tela. La sua omosessualità, gli amanti e gli amici, la droga e l'alcol a fiumi, le sue notti al Colony Room Club di Soho, e in definitiva il gioco d'azzardo di una vita diventata presto il contorto connubio di chi non crede nell'egalitarismo, di chi afferma di votare a destra e poi sceglie di vivere l'esistenza più marginale ed estrema possibile, di chi l'unico amore lo ha trasferito nella violenta tenerezza del tratto del suo pennello.

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