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lunedì 24 febbraio 2020

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Recensione: First Squad: the moment of truth

Parodie di se stesse al Future 2010: nazismo e comunismo in lotta contro forze demoniache

29.01.2010 - Enrico Rossignoli



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Titolo: First Squad – The Moment of Truth
Regia: Yoshiharu Ashino
Cast:
IMDB:
Voto: 4,5/10
1942. Seconda Guerra Mondiale. L'esercito russo resiste contro l'invasore tedesco. L'efficace barriera condotta dal generale Below è l'ultima speranza dei comunisti. Ma lo scontro si avvia alla vittoria lampo dei nazisti, i quali evocano un ordine occulto. Il potente Barone von Wolff è un principe demoniaco che ha un conto in sospeso con la storia. Verrà richiamato dalle SS con un rito satanico sguinzagliato contro l'armata rossa. Sconfitto nel 1242 promise vendetta contro i soldati dell'est. Per contrastare la furia delle tenebre viene scovata una ragazza dotata di poteri paranormali. Nadya ha il dono della veggenza e può conoscere il futuro prossimo della propria nazione. Il generale la sceglie come unità segreta contro la "Ahnenerbe". La giovane 14enne raduna assieme a lei altri quattro elementi. Nasce così la Prima Squadra, formata da veggenti e giovani guerrieri provenienti dal mondo dei morti. Uno scontro violento si scorge all'orizzonte: un duello tra forze immateriali che segnerà il destino della guerra.
The Moment of Truth sembra un episodio pilota di una serie televisiva. Finale aperto, missione a metà, protagonisti sospesi tra azioni di guerriglia e combattimenti medievali. Ma oltre alle intenzioni commerciali di questa complessa pellicola di animazione russo-nipponica, assistiamo a qualcosa di oltre l'immaginario narrativo. Il cineasta Yoshiharu Ashino, da 6 anni alla regia per il glorioso Studio 4°C, mescola troppi ingredienti non suoi. La base storica è quella dell'orgoglio nazionale bolscevico, il filo conduttore è quello del fantasy, l'ambizione scala la vetta della benedizione politica in era stalinista. Ashino sceglie una sceneggiatura che procede come un mocumentary (in stile Valzer con Bashir), collegando ogni singolo evento storico con una testimonianza in live-action. In sostanza persone reali a spiegare e dimostrare la veridicità della narrazione. Nonostante la serietà dell'argomento, le sequenze d'animazione fanno di tutto per essere parodie di se stesse. La confusione giunge al momento in cui è dovere dare un senso a forze oscure mitologiche. Le tenebre diventano repertorio documentato perfino quando la protagonista giunge nel regno dei morti grazie ad una macchina del tempo. Esperimenti sovietici spiegano l'esistenza dello Sputnik 1, strumento di navigazione virtuale attraverso mondi paralleli. Un'elegante intenzione fanta- politica al limite della propaganda in tempi della guerra fredda. Ecco quindi piovere dalla trama: viaggi nel tempo, esaltazione mitologiche, sfide all'ultimo colpo di scena.
Il tutto sfiora la somiglianza con l'approccio ironico de L'Uomo che fissa le capre. Ma in termini russo-nipponici ci si avvicina ad uno sgraziato racconto (storica?) tra leggenda e testimonianza.
Ridicolo il tentativo di coniugare interviste a veterani di guerra ed esperti di segreti di stato quali l'esistenza di una macchina del tempo per raggiungere il regno dei morti. Nazional narcisismo sopra le righe.

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