Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


giovedì 02 aprile 2020

  • MP News
  • Cinema e Teatro

Close-up: PIERROT LE FOU di Jean Luc Godard (prima parte)

L'ANARCHISMO EMOTIVO

05.03.2010 - Salvatore Insana



APPUNTAMENTI - Al Teatro di Ostia Antica va in scena Albertazzi

"Le Memorie di Adriano" concluderanno la rassegna estiva
Leggi l'articolo

TEATRO - A Roma il Gran Premio 2.0 - Teatro da condividere

Il 18 giugno 2015 alle ore 21 presso la Sala Teatro GP2 cinque compagnie si contenderanno la palma del miglior corto...
Leggi l'articolo

TEATRO - "LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA"

Al Doppio Teatro la storia di un amore alla ricerca della propira identità
Leggi l'articolo

Pierrot le fou, decimo lungometraggio realizzato da Jean Luc Godard, girato nell'estate del '65 in sole quattro settimane, <<in modo incosciente, come ai tempi di Mack Sennett>>, senza uno sceneggiatura pronta e dunque con largo spazio lasciato a ciò che arriva al momento delle riprese.

Il film, che in molti hanno visto come opera in cui è già in nuce la furiosa voglia di vita che caratterizzerà il '68 francese, fu vietato ai minori di 18 anni, tacciato d'anarchismo morale ed intellettuale.

Il plot è solamente un pretesto, un apripista che Godard utilizza per creare la sua rete interdisciplinare, per avanzare nel suo discorso artistico con alla base la nostalgia d'una storia da raccontare, l'ultima storia romantica: Ferdinand, professore di spagnolo spostato ad un'italiana, decide di abbandonare la famiglia per congiungersi con Marianne, una giovane fanciulla che faceva da balia ai figli. La coppia fugge nel Sud della Francia, verso il mare, come nel più glorioso sogno d'amore. Ma l'avventura terminerà tragicamente, con il tradimento e la morte di Marianne e il suicidio finale di Pierrot.

Cinque anni dopo A bout de souffle, Godard ritrova Jean Paul Belmondo, e costruisce attorno a lui e ad Anna Karina ciò che egli stesso ha definito <<non veramente un film, ma piuttosto un tentativo di cinema>>.

Se fare un film resta un'operazione legata al mestiere, all'atto d'un professionista che conosce bene come seguire i dettami della legge spettacolare, i suoi bavagli narrativi, le sue concessioni alla tentazione di rendersi il più fruibile possibile, fare del cinema diventa un'altra cosa, in cui non si cerca più di scindere la vita dall'arte. L'atto di vedere, quello di dire e quello di pensare non sono più separati, ma tendono allo stesso scopo.

 

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.