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martedì 31 marzo 2020

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Essere o non essere?

Il nuovo film di Roland Emmerich indagherà sulla vera identità di Shakespeare

14.04.2010 - Pietro Salvatori



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William Shakespeare.
Se si dovesse fare un sondaggio di popolarità, il nome dell'immortale drammaturgo inglese salirebbe sul podio in qualunque tipo di classifica.
Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezz'estate, Macbeth, Amleto, Il mercante di Venezia, Riccardo III. E potremmo continuare per buona parte del nostro articolo ad elencare le opere che hanno reso noto il drammaturgo e poeta di Stratford-upon-Avon, piccolo borgo delle Midlands occidentali inglesi, a metà strada tra Londra ed il Galles.
E se sul valore e l'autenticità delle opere non si discute, ci si accapiglia, eccome, sulla vera identità dell'autore degli scritti.
Per i poco avvezzi alle polverose biblioteche inglesi e alla dietrologia che si semina a piene mani negli asettici anfratti del web, questa potrebbe apparire come una novità.
Come sarebbe a dire, che Shakespeare non fosse Shakespeare? Cosa vi state inventando?
Beh, in realtà la querelle è molto più antica e radicata di quel che si pensi. Già nel XVIII secolo, la scarsità di notizie biografiche che si avevano sul drammaturgo portò il critico letterario londinese George Steevens a vergare la frase che è diventata un vero e proprio tormentone per tutti i sostenitori della teoria dello pseudonimo: "Tutto ciò che sappiamo con certezza su Shakespeare è che nacque a Stratford, dove si sposò ed ebbe figli, si recò a Londra dove fece l'attore e scrisse poemi e drammi, tornò a Stratford dove fece testamento, morì e fu seppellito".
Come a dire che si fa presto a costruire un falso luogo di nascita e di morte senza che si abbiano altri riferimenti precisi sul dove, come, quando e perchè di una vita.
E' del ‘700 anche la "pista italiana", fondata sull'assioma un pò logoro del "non poteva Shakespeare, mai uscito dall'Inghilterra secondo le notizie ufficiali, scrivere così bene di cose della penisola mediterranea". Ed ecco così la versione che lo vuole commerciante veneziano in esilio, che sceglie di adottare uno pseudonimo anglofono per non farsi rintracciare dai propri creditori.
Fatto sta che è ormai da secoli che si tenta di accreditare la teoria che quello di William Shakespeare sia solo uno pseudonimo sotto il quale si cela la vera identità di uno schivo genio a servizio di sua maestà la regina.
Dalle dotte ed erudite polemiche settecentesche, il filone carsico sulla vera identità di Shakespeare si è incanalato placidamente sottoterra per un paio di secoli.
Samuel Schoenbaum, docente universitario negli States, Presidente della Shakespeare Association of America, vice presidente della International Shakespeare Association, tra i massimi esperti novecenteschi della questione, liquidò in un suo scritto del 1974, Shakespeare, sulle tracce di una leggenda, la questione, affermando che la posizione di chi vorrebbe le notizie sul poeta scarse al punto da poter alimentare falsi miti è preconcetta, e che anzi, oggi di Shakespeare si sa molto di più che di qualunque suo collega scrittore di quegli anni.
Capitolo chiuso?
Magari! Ci si è messo di mezzo il web, la morbosa curiosità dietrologica, a volte ironica, a volte no, degli internauti, per rilanciare il "caso" nell'ultimo decennio. Un proliferare di siti, blog, forum di discussione, che ha ridato linfa ad un filone che sembrava inariditosi, al punto da farlo nuovamente tornare all'attenzione degli studiosi, creando un nuovo partito di anti-stratfordiani, come vengono definiti gli scettici sull'identità ortodossa dello scrittore ("Shakespeare? È il nome d'arte di John Florio", afferma dal titolo di un ponderoso volume Lamberto Tassinari, docente all'università di Montreal).
A chi credere dunque?
Niente paura, a fugare qualsiasi tipo di dubbio e a mettere un punto di chiarezza sull'annosa questione ci penserà Roland Emmerich, il regista tedesco naturalizzato statunitense, che, in questi giorni, sta iniziando le riprese di "Anonymous", thriller in costume incentrato proprio sulla vicenda della vera identità del bardo di Londra.
Uno spunto da far venire i brividi. E non solo per la trama, che si preannuncia quantomeno avvincente, ma anche perchè l'unica sortita dell'autore di Stoccarda al di fuori del genere fanta-catastrofista, è stato quel grandissimo flop de Il patriota, nonostante il cast annoverasse Mel Gibson ed un giovane Heat Ledger.
Così, dopo Indipendence day, Godzilla, The day after tomorrow, 10.000 A. C. e 2012, Emmerich si calerà nei più rassicuranti vicoli della Londra cinquecentesca, dando vita però ad un spy-story che promette faville.
Un cast completamente inglese per quello che il regista annuncia come un "corale thriller storico": Vanessa Redgrave sarà la regina Elisabetta, David Thewlis darà volto a William Cecil e Rhys Ivans vestirà i panni del Duca di Oxford, Edward de Vere, altro grande indiziato quale autentico bardo.
Poco si sa su chi interpreterà Shakespeare, soprattutto perchè Emmerich non ha voluto sbottonarsi: ancora non si sa se annoverarlo tra gli stratfordiani, e per cui immaginarsi già un volto per il poeta, o tra gli anti-stratfordiani, aspettandoci così una clamorosa rivelazione sulle reali sembianze del bardo.
Una cospirazione letteraria, un thriller sofisticato, che dovrà maneggiare con cura storia, azione, poesia, commedia e tragedia.
Qualcosa, insomma, totalmente al di fuori delle corde di chi di distruzioni e cataclismi si è (quasi) sempre occupato.
Sono otto anni, però, che Emmerich ci si arrovella sopra. Qualcosa di buono ne dovrà pur cavare. O no?

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