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sabato 29 febbraio 2020

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Recensione: La fisica dell'acqua

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Titolo: La fisica dell'acqua
Regia: Felice Farina
Cast: Paola Cortellesi, Claudio Amendola, Stefano Dionisi, Lorenzo Vavassori
IMDB: IMDB
Voto:

61/100

 

Dopo un travagliatissimo parto durato sette anni, vede finalmente la luce, ovvero le sale cinematografiche, questo thriller psicologico con Paola Cortellesi e Claudio Amendola.

La storia ruota intorno al piccolo Ale che ha perso il papà ad appena un anno, ed ora che ne ha sette vive con la madre Giulia in una casa sul lago. Il fragile equilibrio viene rotto dal ritorno dall'Australia dello zio paterno Claudio, che mostra subito di avere mire sulla casa e sulla ex cognata. Tra Claudio e Ale nasce una fortissima ostilità, soprattutto da parte del bambino, destinata ad avere conseguenze drammatiche.

Il film poggia su alcune idee centrali, il che, per quanto avrebbero potuto essere meglio sviluppate, non è una cosa così scontata (purtroppo).
Al centro di tutto c'è la coscienza, un tema filosofico con cui il cinema americano gioca molto, soprattutto nel thriller, e quello italiano molto poco. In particolare ci si chiede se un evento drammatico avvenuto nel primo anno di età possa influenzare l'individuo e la sua mente nel corso della crescita. L'elemento fisico a cui viene associata la coscienza è l'acqua, molto presente a partire dal titolo, ma in un modo che rimane forse un po' troppo fine a se stesso. Il regista utilizza l'acqua per creare suggestione ed aumentare la tensione (un espediente molto utilizzato nel cinema horror orientale), ma avrebbe potuto farlo in modo più efficace. Molto mirata, invece, la scelta di affidare agli occhi del bambino protagonista lo sguardo sul mondo degli adulti, grazie anche al volto espressivo del piccolo Lorenzo Vavassori, oggi adolescente.Un altro strumento che il regista utilizza è la sovrapposizione di piani temporali diversi, trovata che sarebbe sembrata sicuramente più originale se il film fosse uscito sette anni fa, quando è stato girato, ma che si rivela comunque efficace ai fini del coinvolgimento dello spettatore, soprattutto nella dipanazione del finale, che non si nega un piccolo colpo di scena.

Il regista Felice Farina, attivo finora più sul piccolo che sul grande schermo, ha due importanti meriti: il primo è di aver lottato contro la macchina distributiva italiana, spesso strangolante, affinchè il suo lavoro trovasse la giusta conclusione, grazie anche all'aiuto di alcuni amici illustri come Francesca Archibugi e Paolo Virzì. L'altro merito è di averci ricordato che il cinema italiano non è solo il triangolo Muccino-Veronesi-Parenti, ma c'è anche lo spazio per sperimentare qualcosa di diverso, facendo incursioni in generi, come quello del thriller, largamente trascurati dai registi nostrani. Anche la scelta di affidare i ruoli principali a due attori noti soprattutto per le loro doti comiche, dimostra un ragionare fuori dagli schemi senz'altro apprezzabile.

Detto ciò, il film soffre di alcune ingenuità e manca di un tocco di regia un po'più personale, oltre che di una pigiatina sull'acceleratore della tensione, mostrando a tratti i connotati più di un (validissimo) prodotto televisivo che di un film per il cinema.
La carenza maggiore risiede nello scarso approfondimento della psicologia dei personaggi adulti: una maggiore profondità nel raccontare il rapporto tra Giulia e Claudio avrebbe sicuramente regalato alla pellicola sfumature interessanti. Inoltre Amendola e Cortellesi sembrano faticare a trovare la giusta alchimia, e la Cortellesi che vediamo è ovviamente molto più acerba rispetto a quella di oggi, convincendo appieno solo quando esplode il dramma, meno quando deve caricarsi di una tensione latente. Nota di merito finale per Stefano Dionisi, impeccabile in un ruolo secondario ma importante ai fini della storia.

Benvenga, in ogni caso, chi prova a portare qualcosa di nuovo in un panorama statico come è attualmente quello del cinema italiano.

 


La fisica dell'acqua



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