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giovedì 09 aprile 2020

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Recensione: Manolete

Gli ultimi momenti di vita di uno dei toreri più famosi della storia.

10.05.2010 - Carlo Brunelli



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Titolo: Manolete
Regia: Menno Meyjes
Cast: Adrien Brody, Penelope Cruz, Nacho Aldeguer, Enrique Arce, Pedro Casablanc, Berta de la Dehesa, Antonio de la Fuente, Juan Echanove, Enrique Hernández, Luis Hostalot
IMDB: 74/100
Voto: 70/100

 

Spagna, anni '40. Manolete è all'apice del successo come torero, il più famoso di tutta la Spagna, acclamato anche in Sud America, eppure non gli importa di nulla. Nato in una famiglia di toreri di origini poverissime, Manolete ha avuto il miglior riscatto sociale possibile grazie alla sua totale noncuranza del pericolo, affascinato com'è dalla morte. La vita del matador cambia quando casualmente incontra in un night Lupe Sino, una bellissima attrice di scarso calibro che tira a campare come può nella poverissima Spagna franchista. Lupe e Manolete sono perfettamente complementari, la voglia di vivere e la folle esplosività dell'attrice sono tutto quello di cui il triste e austero torero ha bisogno. I due dovranno vivere quasi in segreto il loro amore non convenzionale e pieno di divergenze caratteriali in una Spagna franchista decisamente refrattaria alla loro relazione così ‘moderna'.
Manolete è la cronaca di una morte annunciata, sappiamo già dall'inizio che la morte coglierà il matador giovanissimo. Bravo quindi Menno Meyjes, alla seconda prova dietro la cinepresa, a raccontarci grazie a lunghi flashback una storia d'amore lunga tre anni durante le ultime ore di vita del torero, tenendo sempre alta l'attenzione. In questo è fondamentale l'aiuto dei due protagonisti Adrien Brody e Penelope Cruz, vere colonne portanti di tutto il film. Due interpretazioni notevoli a tal punto che viene da pensare che la pellicola senza la struggente malinconia di Brody e l'alone di mistero della Cruz non reggerebbe affatto, ma resterebbe solamente un'interessante biografia.
Un film ben strutturato, interessante, con una fotografia veramente piacevole curata da Robert Yeoman (che ha nel suo curriculum diversi film di Gus Van Sant, Wes Anderson e Wes Craven), una pellicola che fortunatamente non si lascia prendere la mano da facili banalità ma racconta una storia d'amore difficile e intrigante, così bella che non ha neanche bisogno di essere spiegata del tutto.

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