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giovedì 24 settembre 2020

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Qualche riflessione sul Partito Democratico…

Nasce il 14 ottobre, ma è un cantiere aperto

02.10.2007 - Luca Paccusse



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Partito democratico, è fatta, o quasi. Ancora non sappiamo se questo nuovo partito rivitalizzerà il centro sinistra e l’attuale governo, ma soprattutto se farà bene a noi e alla politica italiana.
In questi giorni andando a cercare la voce “Partito democratico” su Wikipedia ho trovato una scheda riassuntiva semi-vuota. Manca pochissimo alle primarie e ancora bisogna scegliere il leader, anche se non ci vuole molto per capire chi è il favorito.
Una cosa, però, mi è sembrata curiosa. Il fatto che accanto alla parola “ideologia” ci sia scritto “da definire”. “Da definire”?! Strano, ma è così.
E’ vero che Wikipedia, come tante altre fonti (tv, giornali, siti internet) non va presa ad occhi chiusi (vedi le recenti polemiche sulle presunte voci dell’enciclopedia ritoccate da Cia e Vaticano) anche perché è frutto del libero contributo di tutti, alcuni più preparati altri meno.

Prima il leader o le idee?
Questo forse è abbastanza esplicativo di quanto poco gli italiani abbiano effettivamente capito del nascente Pd, e, di conseguenza, di quanto la politica attuale, ovunque nelle società più industrializzate, tenga poco ai contenuti e molto alla forma. Di quanto i nostri politici vogliano comunicare apparendo ovunque e di quanto poco il messaggio arrivi. E soprattutto mi fa capire che del Pd ci sono delle idee di massima da parte di Ds e Margherita ma forse sarebbe stato meglio soffermarsi un po’ di più su queste idee piuttosto che parlare subito del nuovo leader.
Meglio chiarire: l’idea di partenza è ottima e indispensabile. Unire, aggregarsi e semplificare la costellazione partitica che si presenta agli occhi del cittadino è diventato un elemento improcrastinabile per la politica italiana. Insomma, il Pd, comunque lo si volesse chiamare, era una cosa da fare.

Divisioni
I problemi vengono dopo. Quando si crea un nuovo partito non è detto che tutti siano d’accordo a rinunciare a quello vecchio, o magari sono contrari a come si sta delineando la nuova formazione. Le defezioni, insomma, sono inevitabili.
Ancora più confusione generano le divisioni interne. Già da ora all’interno del Pd ci sono varie correnti. Purtroppo è innegabile e sarebbe impossibile il contrario, dato che Ds e Margherita si sono appena uniti. L’importante è che queste correnti non provochino dei traumi alla nascente formazione politica, ed è fondamentale che non li provochino ora, altrimenti il partito nascerebbe già morto.

Le candidature
Se da una parte si è raggiunto il traguardo delle “quote rosa” al 50%, dall’altra parte bisogna dire che la scelta di presentare delle liste bloccate (vi ricorda qualcosa?) ha fatto discutere. Ci sono dei pro e dei contro.
Rispetto alla scelta libera, più democratica per l’elettore, quella adottata in questo caso, è più pluralistica all’interno del partito, perché permette di inserire anche personaggi nuovi che altrimenti non emergerebbero. Certo che se poi pluralismo vuol dire che all’interno della stessa lista che sostiene un candidato segretario, ci sono due persone che la pensano in modo opposto su quasi tutto il resto, allora non abbiamo fatto molti progressi.

Il manifesto
Per quanto riguarda le idee e le proposte, se andiamo a leggere il manifesto del Pd (che potete trovare sul sito internet) ci troviamo di fronte ad un documento in larga parte condivisibile, almeno per il sottoscritto, anche se lascia qualche interrogativo.
Frasi come “l’Italia di oggi non è all’altezza delle sue ambizioni e delle sue possibilità. È un paese bloccato, smarrito, che rischia il declino” o che “i giovani si scontrano con rendite e privilegi nelle imprese e nelle professioni, nella scuola, nell’università e nella ricerca, nella politica e nella pubblica amministrazione”, suonano strane quando vengono scritte dagli esponenti dei due maggiori partiti della maggioranza. E’ vero che sono anche le parole di chi si promette di fare qualcosa di buono nella politica italiana o quantomeno di “normalizzarla” rendendola più vicina ai migliori esempi europei, ma chi ha scritto questo manifesto è stato ai vertici di Ds e Margherita per anni, non si tratta di semplici militanti in cerca di spazio.
Una cosa del genere andava bene in campagna elettorale, non quando si governa da quasi due anni. Suona un po’ come un’ammissione di impotenza da parte del governo per non aver fatto quelle riforme che ci si aspettava. Non doveva essere il mega-programma dell’Unione a cambiare l’Italia?

Il risultato è stato quello di far sembrare il Pd come un governo dentro il governo, con Veltroni premier, il tutto facilitato dall’inconsistenza dell’attuale maggioranza e dalla scarsa leadership esercitata da Prodi. Le intenzioni non sono queste, ma la percezione da parte di molti è stata tale.

La speranza è che questa operazione del Pd sia davvero una novità efficace e non un semplice insieme di slogan. Quelli meglio lasciarli alle campagne elettorali se proprio non se ne può fare a meno.
Il grosso problema del neonato Partito democratico è questo: conosciamo già da mesi il nome ma non sappiamo bene cosa esso sia effettivamente. Come trovarsi di fronte ad un edificio di cui si è già costruita la facciata ma che dentro è ancora un cantiere aperto.

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