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domenica 29 marzo 2020

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Recensione: Sorelle mai

10.09.2010 - Elena Catozzi



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Operazione (più che opera) di montaggio di riprese effettuate nel corso degli ultimi anni dagli allievi del laboratorio "Fare Cinema" promosso da Bellocchio nella sua Bobbio.
Questa la ragion d'essere di "Sorelle mai", che se non avesse permesso a qualche aspirante filmaker di impratichirsi con macchina da presa e dintorni, non sembrerebbe altro che un filmino dilettantistico girato con telecamera casalinga avente come soggetto buona parte della famiglia Bellocchio (più le guest star Alba Rorwacher e Donatella Finocchiaro), come scenografia la sua tenuta familiare, e come sceneggiatura le beghe riguardanti l'eredità della magione con tutti gli annessi e connessi del caso.
Piergiorgio Bellocchio è ufficialmente l'attore feticcio del regista piacentino, già reiteratamente scelto dal padre come interprete per altri lavori, qui riempie quasi completamente la scena, e gli studenti che hanno effettuato le riprese di queste piccole vicende un po' mediocri un po' banali gli tengono addosso l'obiettivo per buona parte dei 110 minuti che compongono un lungometraggio goffo da far quasi tenerezza, che oscilla tra il film familiare e il documentario amatoriale. 

Prodotto artigianale ad uso e consumo del laboratorio cinematografico.
Così si configura il tutto all'occhio di una nostalgica de "I pugni in tasca", le cui imperiture e gloriose immagini sono qui sfortunatamente alternate qua e là in montaggio.
Quasi come se l'autore di "Sorelle mai" volesse ricordare a sé stesso chi è stato veramente.
Fuori concorso.

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