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Recensione: The american

12.09.2010 - Valerio Celletti



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Titolo: The american
Regia: Anton Corbijn
Cast: George Clooney, Irina Bjorklund, Thekla Reuten, Violante Placido, Bruce Altman

 

C'erano ragionevoli motivi per avere dei dubbi, se un film con una star del calibro di George Clooney non fosse stato presentata al festival di Venezia. Tratto dal romanzo di Martin Booth "A Very Private Gentleman", l'ultima fatica di Anton Corbijn risulta in effetti ben più scialba e meno originale dei lavori precedenti che hanno portato il regista alla ribalta.
Si tratta del secondo lungometraggio firmato da cinquantenne olandese, ben più noto nella scena dei musicofili per aver realizzato diversi videoclip per band come U2 e Depeche Mode, ma soprattutto per l'ottimo "Control" (1997), biopic di Ian Curtis, compianto leader dei Joy Division, band che Corbijn ha sempre dichiarato di apprezzare. "The American" non risulta all'altezza del potenziale del suo autore, rivelandosi un film poco godibile a causa della sua andatura singhiozzante.

Jack (Clooney) è un killer professionista che ha esportato la freddezza e la riservatezza, indispensabile alla sua carriera, anche alla propria vita privata. L'ennesimo lavoro che ha concluso, in Svezia, è stato più difficile e sanguinoso del previsto, abbastanza da indurlo a richiedere una sorta di prepensionamento al suo capo Larry (Altman): il lavoro successivo sarebbe stato l'ultimo prima di ritirarsi a vita privata. Jack si trasferisce in un piccolo paesino abruzzese, dove crede di essere al sicuro e dove può dedicarsi, grazie alle sue abilità come artigiano, alla costruzione di un'arma a lunga gittata estremamente precisa, commissionatagli dalla raffinata e misteriosa Mathilde (Reuten). La solitudine e la lontananza dalla morte giovano a Jack, che stringe amicizia con un religioso e inizia una relazione amorosa con Clara (Placido). Ritagliata con fatica una fetta di normalità, Jack dovrà tuttavia continuare ad affrontare il proprio passato, e la sua agognata solitudine sarà forzatamente rimessa in discussione.

Jack è un uomo tormentato, ma non vuole darlo a vedere neppure a sé stesso, essendo ormai anestetizzato dal contatto quotidiano con la morte. Sembra essere un uomo etereo, sospeso, e i tratti psicologici e caratteriali del suo personaggio sono appena accennati: le sue azioni risultano poco utili a comprendere i suoi pensieri e questo elemento, unito a un ritmo piuttosto lento e alla mancanza di picchi di tensione, rende il film decisamente poco digeribile. Il film di Corbijn è un thriller dal gusto un po' retrò, con alcune sequenze che ricordano i classici del genere western senza avere gli elementi positivi di nessuno dei due generi, principalmente a causa di una pessima sceneggiatura. Ciò che salva The American dal disastro sono alcune scelte estetiche un po' atipiche rispetto al genere: lodevole, ma non abbastanza da portare il film sulla soglia della sufficienza.

 

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