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giovedì 05 dicembre 2019

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DOPPIATRACCIA: Federica De Bortoli. Bella, e che “Bella”!

Intervista alla voce italiana di Kristen Stewart.

13.09.2010 - Simonetta Caminiti



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Foto di Dario Cecchettani

In una raccolta di “Oldies”, potremmo recuperare l’eco di un personaggio che fece epoca: era un androide, la protagonista di un sit-com intitolata Super Vicky. “She’s a small wonder”, ci raccontava la sigla: un telefilm frizzante e aggraziato. La voce italiana di questa piccola Vicky era l’allora giovanissima Federica De Bortoli, che aveva già avuto esperienze nella moda e nelle fiction italiane: soprattutto però aveva già la pasta della brava doppiatrice.

Federica è oggi il sonoro italiano di Bella, la protagonista della saga di Twilight (nelle sale in questo momento l’ultimo tassello: Eclipse). Un’esperienza che la consacra come professionista e suggella la sua fama tra i giovani fan. Non si scalfisce, però, la sua semplicità, né l’amore incondizionato per il lavoro.

 

Prima di tutto, mi è stato raccontato di una foto-intervista su un popolarissimo settimanale: soprattutto so che, nel rispondere alla redazione, al telefono, la tua reazione fu scherzosamente perplessa. Come mai?

«Ah! Qualcuno che è stato intervistato prima di me si è fatto scappare qualche parola di troppo! Ebbene sì, lo confesso: all’inizio pensavo fosse lo scherzo di qualche mio amico… Poi ho scoperto che non lo era… ovviamente quando era troppo tardi e la figuraccia, ahimè, l’avevo già fatta. (Sorride, ndr). Beh, questo è indicativo del fatto che noi doppiatori, di solito, siamo abituati a lavorare nell’ombra, e un servizio fotografico di certo non capita tutti i giorni! Devo dire però che questo interesse verso la nostra categoria, che a volte non è considerata come dovrebbe, è piacevole!»

 

La saga di Twilight fa di te una “voce protagonista” nota e cara a moltissimi ragazzi. Che effetto ti ha fatto, nell’approccio al tuo lavoro?

«Io ho iniziato a lavorare quando avevo cinque anni… Di “voci protagoniste” e di film ce ne sono stati tanti… Certo nessuno però aveva mai avuto questa risonanza e un successo così grande in tutto il mondo. Naturalmente, lavorando da quando ero una bambina, l’approccio alla mia professione è lo stesso di sempre: serietà, impegno e tanta umiltà. A mio avviso sentirsi arrivati è un errore… Non porta da nessuna parte! Soprattutto dopo aver doppiato film così importanti non bisogna mai adagiarsi, ma continuare a lavorare sodo e a impegnarsi tanto. Solo così si ha la possibilità di crescere ogni giorno di più».

 

Nella vita, invece, cosa ti viene in mente quando pensi alla parola “protagonista”? Che rapporto hai con questo concetto?

«Io fondamentalmente sono una persona molto timida, schiva, che si imbarazza facilmente, quindi puoi capire quanto la parola “protagonista” non faccia proprio parte del vocabolario del mio privato… Di quello professionale spero faccia parte per molto tempo, invece! (Ride, ndr)».

 

Il doppiaggio miete migliaia di appassionati ma anche molta gente che vorrebbe abolirlo parlandone come di uno fra i tanti “vizi italiani”. Cosa ti senti di ribattere?

«Penso che ognuno abbia il diritto di esprimere la propria opinione su questo argomento. C’è chi non può farne a meno e chi invece ne farebbe a meno volentierissimo. Come per ogni cosa, del resto! Il mondo è bello perché è vario, no? L’unica cosa che mi sento di dire è che a volte noto un accanimento forse un po’ troppo esagerato nei confronti del doppiaggio. È come se si fosse prevenuti. “Un  film doppiato fa schifo e non è mai all’altezza dell’originale”, a prescindere che sia doppiato eccellentemente o no, quando invece non è così. È vero, capita che in giro ci siano dei prodotti scadenti ed è giusto dirlo… Ma capita anche che ci siano prodotti ottimi, a volte anche di un livello superiore all’originale: è giusto dire anche questo!»


Foto di Dario Cecchettani
 

Quali sono i tuoi maggiori interessi fuori dal lavoro?

«Adoro leggere e passare il mio (poco) tempo libero con la mia famiglia e le persone a cui voglio bene. Amo follemente la Roma calcistica, perciò, durante il campionato, passo le domeniche davanti la TV a tifare. Purtroppo lo stadio e il mio lavoro non vanno molto d’accordo. Finirei con l’essere totalmente afona il lunedì e non andrebbe bene. (Sorride, ndr).»

Quanto ti appassiona questo lavoro?

«È la mia vita. Credo che questo dia una spiegazione esaustiva di quello che è per me il doppiaggio».

 

Mai pensato di recitare “tutta intera”?

«Beh, io ho un trascorso abbastanza intenso al riguardo. Dai tre ai dieci-dodici anni ho sfilato, girato quattro sceneggiati (uno con il grande Vittorio Mezzogiorno) e una marea di pubblicità. Non posso negare che mi piacerebbe fare qualche particina. C’è solo un piccolo problema: quando mi agito mi riempio di chiazze rosse sul collo e sul decolleté… E credo che per queste cose la camera da presa sia impietosa! In ogni caso penso sia tutta questione d’abitudine, quindi, superato lo shock iniziale, forse potrei farcela. Sì».

 

Tre nomi di doppiatori uomini e tre nomi di donne che, nel tuo mestiere, ritieni dei modelli.

«Tre nomi per parte sono troppo pochi, considerando che i doppiatori e le doppiatrici della vecchia guardia (quasi tutti scomparsi, purtroppo) erano e rimarranno sempre immensi! Mi sento molto fortunata a far parte di una generazione che ha potuto lavorare a stretto contatto con questi grandi personaggi. Se oggi sono arrivata a questo punto è anche grazie ai loro grandi insegnamenti!»

 

Federica De Bortoli e la tecnologia. Come ti muovi nei network? È impossibile non notare quanto tu sia “cliccata” e popolare nel web.

«Oddio… Io e la tecnologia siamo proprio due mondi distanti anni luce! Riesco solo a navigare in internet e a scaricare la posta. Tutto il resto mi rimane molto, ma mooooolto difficile! Figurati che preferisco ancora il cartaceo! Penso di essere l’unica in tutta Italia se non in tutto il mondo».

 

Decisamente non sei l’unica, no.

(Ridiamo, ndr).

 


Federica De Bortoli
Foto di DARIO CECCHETTANI.


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