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martedì 10 dicembre 2019

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L’eterno è “corto” – intervista a Laura Bispuri

29.10.2010 - Simonetta Caminiti



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Foto di Gianluca Pisciaroli

L’amore e la diversità “ai tempi del 3D” sono elementi che abbiamo già conosciuto al cinema. Ma certamente non in Italia, e non in formato “breve”, come, in un una originale, delicata e nel contempo controversa lettura, ce li propone la giovane Laura Bispuri.

 

Vincitrice del David di Donatello 2010 per il miglior cortometraggio in lizza (Passing Time), la regista ci presenta Salve Regina, suo lavoro più recente (cortometraggio in 3D: uno dei primi nel nostro Paese), nel corso della quinta edizione del Festival del Cinema di Roma.

 

 

È un film che consta di – e fa leva su – forti “contrasti”:

il carattere antico, ancestrale delle processioni vs. la tecnica (mai sfruttata in un corto italiano, quella del 3D) con cui è narrata la storia; il titolo del film (quello di una preghiera) vs. il desiderio erotico che nasce fra i protagonisti. Ci racconta qualcosa su questo aspetto del suo lavoro?

Mi sono effettivamente accorta che da un po' di tempo a questa parte lavoro molto sui contrasti. Credo che ciò appartenga prima di tutto a me come persona. Amo nel profondo persone, luoghi e situazioni in cui regni il contrasto. E questo l'ho trasferito nel mio lavoro. Per cui non riesco a fare altrimenti. Se un luogo mi sembra troppo "pulito" ho bisogno di "sporcarlo" con l'uso della fotografia, e viceversa, se è sporco cerco di abbellirlo. Se una scena ha un realismo troppo evidente, userò una musica che mi stacca da questo, e così via... in tutto, personaggi, costumi, ecc... ovviamente lo faccio in maniera delicata, non sempre così evidente e spesso invece quasi subliminale. In realtà credo che prima di tutto lo faccio per me, perché ne ho bisogno.

La storia d’amore fra due “diversi” ai tempi del 3D. Ci parli di questo progetto, di cosa ha significato per Lei.

Sono contenta di aver potuto dare voce e corpo a chi non ce l'ha quasi mai. Personaggi che vivono ai margini di ciò che il cinema ci permette di raccontare, eppure nella vita non è così. Nella vita vera se si sale su un autobus o si entra in un supermercato vediamo tutti i giorni accanto a noi persone grasse, persone andicappate. Eppure sullo schermo sembra che dobbiamo per forza raccontare i belli, i regolari, come se gli altri non esistessero. Ecco io i miei personaggi non li vedo così diversi, li vedo normali, solo che siccome non sono mai raccontati da nessuno allora sembrano "diversi". Comunque è un progetto che sento molto mio, a cui tengo molto.

 

Cos’è la “terza dimensione”? Cosa aggiunge e cosa sottrae al cinema?

La terza dimensione aggiunge una maggiore percezione e sensibilità, aggiunge quasi il tatto di quello che si vede, aggiunge maggiore coinvolgimento verso ciò che viene visto. Cosa sottrae? Forse siccome siamo ancora poco abituati a vedere in 3d allora potrebbe succedere che siamo stupiti dall'immagine e questa ci distrae dal racconto. Ma è una questione di abituare lo sguardo.

 

 

Un film che, con intenti esplicitamente evocativi, vuol parlarci nel profondo attraverso le immagini. Ci sono registi che hanno segnato la Sua formazione in questo senso?

Di registi ce ne sono molti, ma in generale quello che posso dire è che amo tutti i registi che hanno un proprio sguardo, un proprio modo di vedere il mondo, quelli che vengono definiti autori, che non vuol dire che appartengono necessariamente ad un cinema di nicchia, anzi possono anche essere autori e il loro film essere addirittura commerciali. Questo avviene più che altro all'estero, oggi ad esempio autori come Gus Van Sant, Fati Akin, Wan Kar Way, ma tantissimi altri, ricoprono questo duplice ruolo autoriale e commerciale insieme secondo me.

 

 

La protagonista ha un rapporto speciale con l’acqua. Il protagonista maschile ha evidentemente un rapporto speciale con la femminilità (una femminilità che definiamo “ingombrante”, “vistosa”, “soffice”). “Salve Regina”, e il cerchio sembra chiudersi. La maternità, in qualche modo, può essere fra le ispirazioni della Sua sceneggiatura?

 

No la maternità in questo caso non credo. La femminilità sì, quella è sempre fonte di ispirazione nelle storie che cerco.

 

La vittoria del David di Donatello per Passing Time, miglior cortometraggio del 2010. Cinema che qualche volta premia le donne. (Ce lo conferma il Festival di Venezia dello scorso settembre). Che marcia in più può avere una donna, nel raccontare le cose sul grande schermo?

Rispetto a quello che dicevo poco fa, sicuramente una donna può provare a raccontare meglio le donne. Puo' tentare di elevare i personaggi femminili che di solito sono trattati abbastanza male, o relegati a ruoli subalterni o a ruoli già visti e rivisti e privi di sfumature.

C’è qualcuno in particolare a cui sente di dedicare questo lavoro?

 

In questo momento no. Se non alle persone che hanno lavorato con me. 

 


Intervista a Laura Bispuri
Foto di GIANLUCA PISCIAROLI


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