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giovedì 05 dicembre 2019

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Mp News incontra Martin Scorsese

A 50 anni dalla sua uscita, torna La Dolce Vita in versione restaurata

30.10.2010 - Simonetta Caminiti



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Guardare al passato per meglio concepire il presente e il futuro: è questo il messaggio di Martin Scorsese nel corso della conferenza su La Dolce Vita.
 
L'immortale capolavoro di Fellini, a cinquant'anni dalla sua uscita, è frutto di un restauro digitale, a cura della cineteca di Bologna con la collaborazione di Medusa/Gruppo Mediaset.
"La Dolce Vita ha rotto le regole della narrazione," irrompe Scorsese. "In quegli anni si iniziava  a infrangere la censura, ma fino agli inizi degli anni '60, film come Ben-hur o Spartacus erano considerati epici (anche Il giro del mondo in ottanta giorni, in fondo); non ci eravamo mai trovati di fronte a un film dell'intelligenza e dell'intensità morale de La Dolce Vita. Certo, c'era stato Bergman, ma stavolta la scena commerciale del cinema stava svoltando: con La Dolce Vita eravamo quasi 'a bocce ferme' sul campo di gioco. Il momento cruciale del fellinese"
 
"I grandi pittori italiani," continua Scorsese, "hanno avuto un percorso simile a quello della storia del cinema. Fellini portava luci, ombre, e soprattutto un linguaggio tutto nuovo: tre ore (la durata di un film epico!), ma senza una trama. Taluni parlano di storie a episodi, nei suoi film. I suoi cast, il suo modo di trattare gli occhi, o i capelli, degli attori, osava sempre di più: si spingeva ai confini del grottesco. Ha cambiato il mondo".
 
Per Scorsese: "C'è un prima e un dopo La Dolce Vita."  Dunque, i suoi film - risuona una domanda - hanno risentito della scuola di Fellini? "Il senso di continuità è molto importante per le generazioni future. Non sono un fissato della storia, ma la trovo fondamentale. Quando ero agli inizi, e giravo i miei primi corti, erano trascorsi solo trenta-quarant'anni dalla fine del muto. E il cinema italiano è arrivato in Occidente a partire dal '45. Oggi i giovani hanno un gusto e uno stile diverso, certo, ma... i grandi temi sono ancora quelli. Oggi abbiamo centodieci anni di film fra i quali scegliere. Io consiglio ai nuovi registi di rivolgersi ai cineasti, gli stessi a cui mi rivolsi io e che mi hanno formato. Quando si parla di influenze, sapete, è tutto molto complicato, ma dobbiamo ricordare il primo ruolo del cinema nella nostra storia: portare sullo schermo cose inesprimibili a parole". E' in questo, secondo Scorsese, la lezione insuperabile de La Dolce Vita.
 
Gli viene chiesto quale sia il momento che preferisce di questo film-monumento, e la sua risposta è decisa: "Il personaggio di Mastroianni. I suoi occhi alla fine del film, il modo in cui guarda quella ragazza, il suo sguardo pieno d'accettazione. Questa natura tragica che non perdona. Dunque mi accorgo che non è passato poi tanto, da allora."

L'inquisizione, "gli interrogativi morali": così Scorsese definisce la ricerca de La Dolce Vita. "Fellini mi ha insegnato a spargere la pittura sull'intera immagine," dice con una metafora estemporanea; perché: "mentre sto facendo un film, non sono ancora in grado di capire quello che sto facendo. Solo La Dolce Vita mi ha insegnato la libertà di inserire molti generi diversi in uno stesso lavoro".
 
Quanto al suo sguardo verso l'Italia cinematografica di oggi: "Ho apprezzato Gomorra, o Io sono l'amore. Mi piace molto Vincenzo Marra. E' una generazione incoraggiante, che addirittura mi ispira."
 
Se fosse un giornalista, cosa chiederebbe a Fellini redivivo, su La Dolce Vita? (Osa una giornalista). "Voi giornalisti guardate tre o quattro film al giorno e ne scrivete anche. Mamma mia, è un lavoro difficilissimo! Non sarei in grado di farlo!".
Così di svincola Martin Scorsese da questa insolita curiosità, illudendoci per pochi, magnifici istanti, c he il suo genio indisputato tema il mestiere di chi lo commenta.

 

 

 

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