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martedì 26 maggio 2020

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Recensione: L’ESTATE DI MARTINO

La pellicola, prodotta da Movimento Film in collaborazione con Rai Cinema, è in concorso nella categoria Alice nella città.

03.11.2010 - Giulia Pietrozzini



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27 giugno 1980, tragedia di Ustica. 2 agosto 1980, strage di Bologna. Il quattordicenne Martino (il giovane attore Luigi Ciardo) vive la sua estate lontano da questi terribili eventi che hanno sfregiato la storia del nostro paese. Ma tutto il film ne è intriso. L’estate di Martino di Massimo Natale – si tratta del primo lungometraggio per il regista - è il racconto del primo amore del ragazzo e della scoperta del surf, con toni favolistici. Martino vive in Puglia, terra che d’estate si popola di turisti. Con un padre comunista, che accusa gli americani d’essere stati i fautori dell’abbattimento del DC-9 nei cieli di Ustica e un fratello spaccone e manesco, trova rifugio nei ricordi di una favola – in cui l’eroe di mille avventure si chiamava Dragut -  che la madre scomparsa (interpretata dall’attrice di teatro Silvia Delfino, al suo esordio cinematografico) gli raccontava da piccolo. E nei bagni al mare, in una piccola spiaggia/ zona militare in cui entra di straforo, con un buco nella rete. Lì conosce un militare, il capitano Clark (Treat Williams, che forse qualcuno ricorda in C’era una volta in America) col quale piano piano entra in contatto, che gli insegna a far surf e col quale instaura un rapporto profondo, alla stregua di quello padre - figlio. Al termine di un’estate pregna d’eventi e dai molteplici significati, Martino avrà conquistato il cuore di Silvia (Matilde Maggio, che vedremo anche in Manuale d’amore 3) dapprincipio legata al fratello e avrà imparato a fare surf, anche se ad attenderlo c’è un destino sciagurato dietro l’angolo, o meglio, nelle profondità marine. Natale riscrive la storia, nella sua estate del 1980 non  scoppia nessuna bomba alla stazione di Bologna. Ma non c’è negazione, c’è la ricerca di una finale che sfugga alle previsioni, che stupisca e che regali speranza. Come recita la frase che galleggia sullo schermo prima dei titoli di coda: “Sognare non vuol dire dimenticare”. La pellicola – prodotta da Movimento Film in collaborazione con Rai Cinema è in concorso nella categoria Alice nella città, la sezione del Festival del Film di Roma dedicata ai ragazzi. Aspettiamo di sapere cosa ne pensano loro.

 

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