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sabato 14 dicembre 2019

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Incontro con il regista di "Asse Mediano"

Michele Mossa presenta un documentario sui retroscena di Tajabone

05.11.2010 - Simonetta Caminiti



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Documentario sui retroscena di Tajabone (film low-budget diretto da Salvatore Mereu e accolto con calore a  Venezia), il film Asse Mediano di Michele Mossa.

O, perlomeno, questo doveva essere. Pare che alla fine il 90% del minutaggio sia impegnato invece dalla descrizione di una scolaresca cagliaritana (presenti alla conferenza quattro giovani protagonisti).

Asse Mediano chiude una trilogia pertinente al mondo scolastico:  Waiting for Superman (affresco del fallimento della scuola pubblica negli Stati Uniti), Un sasso nello stagno (film-testamento pedagogico di Gianni Rodari).

Il film è stato presentato in anteprima oggi 5 novembre, all’interno della sezione Alice nella città (fuori concorso) e prende il titolo da una sopraelevata che collega le periferie di Cagliari.

Colorito imbarazzo per gli studenti che prendono la parola in conferenza e fiera soddisfazione per il regista Mossa, che descrive il film come “antropologicamente educativo”, ricco di spassionatezza, estemporaneità e verità. L’obiettivo non doveva essere e non è stato realizzare un’opera perfetta sotto il profilo tecnico quanto concentrarsi sui contenuti, sui ragazzi stessi e su ciò che, di loro stessi, c’era da raccontare. La missione del cinema è “entrare in qualunque barlume di vita” vi sia al mondo. “Entrare nelle vite di questi ragazzi,” ha spiegato Salvatore Mereu, “è stato un vero miracolo.  Rubare loro del tempo libero richiedeva una qualche ‘chiave d’accesso’, e così abbiamo iniziato a lavorare sulle storie. Ci siamo accorti subito che la grammatica della regia era una parte noiosa per loro.”

Commento significativo su tutti è quello della giovanissima Angelica Argiolas: “Abbiamo parlato con Michele e la telecamera è come scomparsa. Parlavamo con lui delle nostre vite, dei problemi in famiglia e del quartiere. I nostri amici lo guardavano male.”

“Il motivo per cui mi sono spostato a Cagliari,” racconta Mereu, “era scoprire qualcosa di lontano da me…”.

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