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lunedì 25 maggio 2020

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FOCUS ON: "Fotográfia" di Pál Zolnay

Immagini della realtà tra documentario e finzione

16.11.2010 - Paolo Fragomeni



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Fin dal tempo delle "vedute" dei fratelli Lumière e i "trucchi" di Méliès si è cercato di porre una linea di demarcazione tra il "cinema di finzione" e il "cinema del reale", categorie troppo strette, o forse troppo ampie, e dai confini assai labili e incerti per fornire qualunque certezza immutabile o incontrovertibile. La settima arte, nella sua evoluzione, ci ha posto di fronte a una realtà filmica molto più articolata, dove la contrapposizione realtà/finzione viene continuamente rimessa in discussione. E i film che indagano tale rapporto, solo apparentemente conflittuale, raggiungono spesso esiti affascinanti.

Fotográfia (1972) dell'ungherese Pál Zolnay - cineasta della generazione cui appartengono anche Miklós Jancsó e István Szabó - è uno di quei film che si interroga sulla relazione tra il mezzo fotografico e la realtà fattuale e, conseguentemente, sulla rappresentazione che il primo è in grado di dare della seconda. Il film si pone quindi a cavallo della suddetta linea di demarcazione contribuendo a renderla ancora più effimera.

Due fotografi visitano i piccoli centri abitati della campagna ungherese per catturare la naturale bellezza del volto umano. Ma le persone ritratte non si piacciono e non si riconoscono in quelle istantanee così rappresentative della realtà. L'immagine che essi percepiscono di sé è quella delle fotografie attentamente preparate, spesso ritoccate, dove poter apparire senza rughe e con il vestito buono. Dagli incontri dei due fotografi con le persone fotografate si genera però la narrazione di storie di vita reale. Superato l'imbarazzo dell'obiettivo, i soggetti ritratti si raccontano senza più preoccuparsi dell'immagine, non soltanto esteriore, che danno di sé.

Partito da una costruzione drammaturgica - due fotografi impersonati da due attori - Zolnay arriva a filmare quindi una realtà documentaria - le persone fotografate - contravvenendo così a quel presunto dualismo realtà/finzione. Attraverso uno sguardo documentario fatto di immagini filmate con cura - Elemér Ragályi è uno dei più affermati direttori della fotografia ungheresi - Fotográfia racconta delle storie, narra le vite di persone reali, e al contempo riflette in maniera moderna sulle potenzialità della fotografia e, quindi, del mezzo cinematografico. Ancora una volta, il cinema dimostra come sia impossibile, se non addirittura inutile, porre un netto divario tra documentario e finzione: la questione su cui interrogarsi continua ad essere quella del rapporto tra le immagini e la realtà.

 

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