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mercoledì 08 luglio 2020

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MP News incontra il cast di Dalla vita in poi

17.11.2010 - Alessandro Pangallo



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Lunedì 15 novembre 2010 presso il Cinema Quattro Fontane di Roma si è svolta la conferenza stampa del film Dalla vita in poi. Alla conferenza hanno preso parte il regista Gianfrancesco Lazotti, i protagonisti Cristiana Capotondi, Filippo Nigro e Nicoletta Romanoff e il produttore Pierpaolo Paoluzi.
Il regista ha spiegato ai giornalisti presenti che il film è nato in seguito a una telefonata tra lui e la Capotondi: Lazotti aveva inviato all'attrice la sceneggiatura, e dopo qualche mese l'ex ragazza della Sip lo aveva richiamato per avere notizie su quel copione che aveva ricevuto e che non riusciva più a ritrovare. Da quella chiamata nacque l'idea di girare il film insieme. Fu scelto Filippo Nigro per la parte di Danilo (l'attore rivela tra l'altro di aver già collaborato con Lazotti in occasione della lavorazione di una serie televisiva dello scorso decennio, i Ragazi del muretto) e via via tutto il resto del cast. La scelta della Romanoff per impersonare Rosalba (la migliore amica di Katia, un personaggio che il regista stesso definisce come "una coatta di periferia") è stata fatta per non dare al personaggio connotati troppo macchiettistici.
La trama del film è ispirata ad una storia vera: Katia è un personaggio realmente esistente, un'amica e collaboratrice del regista che egli ha conosciuto anni prima durante la lavorazione di un film con Nino Manfredi. In seguito, Lazotti ha approfondito la conoscenza della donna ed è rimasto affascinato dalla sua storia, talmente affascinato da scriverne una sceneggiatura basandosi sulla sua vita. Tale sceneggiatura oggi si è trasformata in questo film.
Gli attori hanno avuto la possibilità di conoscere e di collaborare con Katia, tuttavia essi hanno dichiarato che la storia portata su schermo abbia preso un'evoluzione indipendente dalla realtà che l'ha ispirata.
Infine, il regista ha voluto sottolineare il fatto che il film non fosse né una pellicola di denuncia contro la vita nei carceri o sulle condizioni dei disabili, né un film che intendesse fare della sociologia spicciola: esso intende più che altro essere il ritratto di una storia, e proprio per questo analizza l'handicap della protagonista più come un dato di fatto che come un particolare morboso sul quale soffermarsi.

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