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sabato 28 marzo 2020

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Recensione: "Recent anthropologies"

Ben Russell presenta nove cortometraggi incentrati sull'antropologia e i rituali

29.11.2010 - Valentino Catricalà



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Una delle caratteristiche più interessanti del Torino Film Festival è quella di avere il coraggio – perché di coraggio si tratta – di far vedere “visioni” che si pongono ai limiti del cosiddetto cinema. Il coraggio insomma di invitare registi quali Ben Russell. La fama di questo artista è dovuta principalmente alla realizzazione di film sperimentali e performance effettuate in monasteri belgi del Trecento, edifici seicenteschi, scantinati di stazioni di polizia, spazi occupati, il tutto con un caratteristico sguardo antropologico.

L’antropologia e i rituali sono sicuramente i centri attorno a cui ruotano i nove corti presentati in Recent antrhropologies: da Dauë, film sui rituali e sul potere e il gioco connessi ad esso, a The red and the blue gods, in cui lo stesso regista, mentre il film veniva proiettato, è entrato in scena, con indosso solo un costume da bagno rosso, mediando tra il pubblico e il film. Sono indagati anche, in Black and white trypps 3 e 4 le forme in cui il rituale si presenta oggi: come nel concerto del gruppo Lightning Bolt, in cui sono ripresi a distanza ravvicinata i volti delle persone che ballano e pogano in uno stato di trance, inglobati dalla potente musica. Non manca, inoltre, un accenno al cinema, al primissimo cinema, con Workers leaving the factory, girato a Dubai: esplicita strizzatina d’occhio all’Uscita dalle fabbriche Lumiére dei Lumiere.

 

 

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