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lunedì 06 aprile 2020

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Retrospettiva Kanevskij

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Un discorso a parte è doveroso fare sulla bellissima retrospettiva dedicata al grande cineasta russo Vitalij Kanevskij. Nonostante i premi vinti in Festival di grande importanza egli è ancora sconosciuto al pubblico.

Kanevskij ha settantacinque anni. Ciò vuol dire che la sua esperienza è strettamente legata a quella Russia governata dal potere comunista – non Russia, infatti, ma Urss. Con uno sguardo estremamente legato a quella che, nella tradizione che si staglia dal neorealismo alle Nuovelles Vagues, è stato definito l’”etica dello sguardo” (quell’atteggiamento di apertura e di “rispetto” verso la materia che si trova di fronte all’occhio della Mdp), egli ha prodotto un vero e proprio immaginario delle paure, delle ansie, dei desideri che caratterizzavano i giovani – ma non solo – della Russia comunista e post-comunista. Ragazzi allo sbando, senza meta che dietro i faccioni illuminati dei simboli comunisti (li ricordiamo lo stesso: Marx, Lenin e Stalin) cercano un luogo (nella realtà), un mondo (all’interno di loro stessi), dove poter stanziare – vedi Una vita indipendente. O, anche, nel periodo postcomunista, in cui i giovani e la gente in generale, si sente abbandonata a loro stessa, in cui l’unico modo di reagire è quello di rubare e uccidere: “tanto che importa, qui è, ormai, un gran casino”- vedi Noi, ragazzi del XX secolo. Questo “sguardo” apparentemente triste racchiude, però, dei lati assurdi, quasi comici, che non stonano – né volutamente né inconsapevolmente – con la materia descritta in quanto sono estremamente legati alle situazioni in cui i personaggi agiscono (come la nonna che entra in stanza e incomincia a ballare e a piroettare). Altre opere da menzioare sono senza dubbio: Stà fermo, muori, resuscita, Un, due!(Rushes) e Il quarto segreto.

 

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