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sabato 28 marzo 2020

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RECENSIONE - Trishna

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La sezione Focus-Occhio sul mondo getta il suo sguardo sulla bellissima Frida Pinto e sui paesaggi del Rajastan. "Trishna" di Michael Winterbottom, è la storia di una giovane e stupenda ragazza proveniente da una tra le regioni più povere del mondo. Nascere nel subcontinente più popoloso del mondo, più industrializzato ma anche più antico, non è per niente semplice. Per una donna può essere una condanna. I pregiudizi, pudori e vergogne da altri tempi, sono qui ancora duri da affrontare. Il ruolo femminile è da sempre considerato in modo diverso rispetto all'uomo, in posizione subalterna, assoggettata alla volontà del marito o del padre. Questo soprattutto nelle zone rurali, ma nelle grandi città non si può dire che la condizione migliori. Qui la povertà e l'indifferenza fanno ciò che la globalizzazione non ha risolto, non sa risolvere.  

 

Questi i temi che il film affronta con un piglio che vorrebbe essere potente e coinvolgente, tutto dalla parte dell'affascinante protagonista, intenso e profondo. L'esito complessivo, purtroppo, conferma i terrori iniziali sulla non riuscita. Un film pretenzioso, mal gestito e con un finale che, per quanto buono (come la sceneggiatura tutta in fondo), in fase di messa in scena è solo ridicolo e pomposo. Peccato veramente, la storia c'è, ha una sua propria forza e delle premesse valide, obiettivi importanti. Inizia come una sorta di Cenerentola in salsa cherry per poi spostarsi sempre di più sul tragico, sul drammone interiore e sociale, denuncia sulle condizioni materiali di vita. Temi, lo ripetiamo, forti ma difficili da gestire, facili nello scadere nel ridicolo.

 

La causa di questo fallimento? Forse, la mancanza di una buona indagine nell'interiorità della protagonista, o comunque il fallimento assoluto della resa attoriale. Frida Pinto consegna al pubblico un personaggio piatto, senza colpi di coda, monotono e senza peculiarità. Seppur con un percorso ricco di esperienze dolorose, con un alto senso di responsabilità ed abnegazione nei confronti della famiglia, viene tratta malissimo da quest'ultima, condannata dal contesto sociale ed espulsa. La fuga con un bellissimo principe azzurro sarebbe la soluzione che invece si trasformerà in incubo. A questo punto dovrebbe essere conseguente un cambio di registro da parte dell'attrice, che carica il pubblico di aspettative, che lascia intuire molte possibilità espressive, tutte deluse dall'interpretazione.

 

Rimane, solo, una Cenerentola senza happy ending, dove il caldo di Mumbay e le sue frenetiche strade, il paesaggio e le architetture sono la cosa più interessante. 

 

 

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