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lunedì 06 luglio 2020

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RECENSIONE - Quijote

16.03.2012 - Giulia Pietrozzini



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"Tanto lesse e così poco dormì, che gli si prosciugò il cervello".  Il Don Quijote di Mimmo Paladino è un cavaliere errante, poetico e imprigionato in un mondo che ha costruito egli stesso e in cui ha trascinato anche il fido Sancho. Beppe Servillo e Lucio Dalla si muovono in un territorio sconfinato, come sconfinate sono  la mente e l'immaginazione, ma i loro movimenti reali sono inscritti in poche decine di chilometri, intorno alla casa d'origine di Paladino, nel Beneventano. Il progetto nasce infatti dalla Regione Campania, che commissiona all'artista (pittore, scultore, creatore di scenografie) una mostra su Don Chisciotte.  A convincere Paladino ad intraprendere l'avventura è stato proprio ciò che l'ha sempre affascinato della figura di Don Chisciotte, i "tratti sincronicamente confusi che l'hidalgo riunisce in sé: utopia, sogno, fantasia, sentimento, nobiltà, fierezza, coraggio". Inizialmente si trattava di 30 minuti di pellicola. Nel 2006 viene presentato alla 63° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e, seguendo -come sarebbe potuto essere altrimenti? -  un destino più da opera d'arte che da film, dopo esser stato presentato in tutto il mondo (da Mosca a Rio De Janeiro), arriva nelle sale italiane il 23 marzo, prodotto da Ananas srl e distribuito da Distribuzione Indipendente, che lo presenta come "documentario d'arte inedito". Per Paladino aver girato questo film è stato come aver creato una scultura: la fusione, la limatura, la patina, i tempi d'attesa e i tempi tecnici tra un film e una scultura sono simili. E vivono della stessa magia: "nel momento in cui ti fermi accade che poi rivedi il lavoro con occhi nuovi". "Creare un film è qualcosa di analogo alla scultura ma è come plasmare la luce".  Quasi una lunga video installazione, fatta d'immagini arricchite da un'attentissima fotografia e da un cast artistico eccezionale: i giochi di parole di Mago Festone, non a caso interpretato da Alessandro Bergonzoni; il poeta Edoardo Sanguineti -scomparso nel 2010-, che regala all'orecchio e all'occhio dell'astante versi straordinari - dedicati a Dulcinea e al percorso dei protagonisti ("le ombre controluce, nere") - e il commovente profilo da Cyrano; la voce narrante di Mimmo Cuticchio (cantastorie e più importante erede della tradizione dei cuntisti siciliani e dell'arte del puparo); l'interpretazione di Ginestra Paladino -figlia del regista-, una Dulcinea malinconica e trasognata; Remo Girone: la Morte, che raggiunge Quijote e tenta di convincerlo a seguirla ("Voi credete che io sia crudele, sono solo puntuale"); Lucio Dalla, un Sancho Panza divertente e dalla rampante genuinità, innamorato delle promesse di Don Chisciotte: "Chi me la darà ora l'Isola, chi mi farà governatore"? Si chiede, quando infine rimane solo; e Peppe Servillo, il Quijote prigioniero delle sue fantasie, dei suoi sogni cavallereschi impossibili. Così ci prendono per mano o ci danno uno schiaffo, nel tentativo di farci entrare nel mondo reale ma fantastico, tangibile ma evocativo, della ricostruzione poetica, letteraria e artistica della storia di un personaggio tanto amato, tanto raccontato.

Con "Quijote", Paladino mostra e dimostra di essere artista a tutto tondo. Sono anni che le sue opere d'arte arricchiscono i più importanti musei: dalla Tate Gallery di Londra al Guggenheim di New York. Ed ora un'opera prima da regista. Ma, come precisa egli stesso, pellicole e pittura, pur essendo manifestazioni diverse d'arte, in qualche modo percorrono dei momenti creativi simili: "Ho sempre pensato che un film non si sostituisca alla pittura, non si sovrapponga, è semplicemente un'altra cosa. Nello stesso tempo però se guardi nell'obiettivo, nel rettangolo della macchina da presa puoi immaginare che quello sia lo spazio della tela. Ma non solo questo. Quello che conta non è solo il momento delle riprese o della regia. Non è l'unico momento creativo. Molto avviene durante il montaggio, o la composizione delle musiche... è una forma che prende via lentamente."  Come lentamente si penetra nei percorsi classici e apocrifi che ridanno vita a Quijote. Labirinti fatti di spazi e tempi d'oggi e di ieri, di re, cavalieri, dame e poeti.

 


Quijote di Mimmo Paladino



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