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sabato 04 aprile 2020

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Dianetti: dal Festival di Venezia al Festival di Torino

Un 2012 da incorniciare per Andrea Dianetti, protagonista al Festival di Venezia con "E la vita continua" e al Festival di Torino "Con dimmi che destino avrò"

11.12.2012 - Edoardo Lofoco



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Da poco presentato fuori concorso al Festival di Torino il nuovo film di Peter Marcias "Dimmi che destino avrò" verrà presentato alla presenza del cast martedì 11 dicembre nell'anteprima romana al Cinema Quattro Fontane. Una pellicola che affronta forti tematiche sociali legate ai rom e la loro integrazione in Italia ed Europa: un dramma che affronta, con un tocco di realismo magico, il tema spinoso e attuale della diversità culturale.

Il film vede un cast d'eccezione tra cui figurano Luli Bitri, attrice albanese molto apprezzata in Europa, Salvatore Cantalupo ("Gomorra", "Corpo Celeste"), Andrea Dianetti, Pietrina Menneas, Davide Careddu e Nino Nonnis.

Abbiamo intervistato per voi, uno degli attori protagonisti Andrea Dianetti, presente stasera all'anteprima romana.

C'eravamo lasciati con un film al Festival di Venezia con "E la vita continua", ora ti vediamo anche in un film fuori concorso al Festival di Torino.  Dove vogliamo arrivare Dianetti?

Beh pensavo di cantare a Sanremo quest'anno, ma non saprei cosa. Scherzi a parte, direi che è tutto nella norma, a piccoli passi, e con un po' di fortuna, e perché no qualche merito, cerchiamo di costruirci una carriera in questa giungla.

La scelta di prendere parte a lavori così importanti e che competono a questi festival è per te prioritario? Vai alla cieca quando scegli un lavoro o prima di decidere se accettare una parte in un film fai delle considerazioni ?

Beh, è importante sapere con chi si ha a che fare, soprattutto, se non ci si vuole ritrovare in lavori poco di livello. Poi a volte è anche fortuna e...ma no dai, con questa crisi mica vorremmo fare davvero credere a qualcuno che facciamo gli schizzinosi? Diciamo che mi è andata bene.

Facciamo un passo indietro, nasci come attore comico, ma in queste ultime due opere  (E la vita continua e Dimmi che destino avrò) svolgi tutti ruoli drammatici. C'è stato un cambiamento o un avvicinamento al dramma? E in quale delle due ti trovi meglio?

Ma sai, è una cosa un po' particolare. Una volta un giornalista, un bravo giornalista, mi fece notare che mi focalizzavo troppo su la parte comica, che mi veniva d'istinto, ma che magari nascondevo dell'altro. Questa cosa mi fu ripetuta da Giorgio Albertazzi, che diciamo che qualcosina ne capisce, e quindi ho dovuto cedere, ed ascoltare... avrò fatto bene?

Quanto il teatro è importante per un attore che vuole svolgere un percorso importante e di successo duraturo nel cinema?

Prima bisognerebbe capire, quale è il percorso duraturo ad oggi. Poiché è tutto così precario, e mutevole che non c'è più una definita linea da seguire. Diciamo che il teatro ti dà un contatto con la realtà che trovo sia fondamentale per la riuscita e la maturazione di un attore.

Ci piace scovare e notiamo che non sei solo un attore, ma un presentatore, uno speaker e anche un doppiatore (tanto da trovarti protagonista in una serie televisiva per bambini su Sky). Un personaggio a tutto campo. Quanto è importante oggi anche lavorare in questi campi? E questo influisce e dà più sicurezza poi quando si prende parte a una pièce che sia teatrale e/o cinematografica?

Diciamo che oggi bisogna saper fare (e mi prendo la briga di affermare ciò rivolto a me) un po' tutto... per crearsi possibilità e sbocchi lavorativi. Sarebbe bello dire che è tutto in nome dell'arte, ma purtroppo non sempre è così. Sicuramente un buon doppiatore deve essere un buon attore, e così via. E' un discorso molto ampio, difficile da riassumere in poche righe.

Una cosa è certa, come un ballerino studia vari stili, che lo formeranno come ballerino, credo che anche per l'attore tutte queste discipline facciano parte di un bagaglio ben definito.

Com'è stato lavorare con registi del calibro di Giorgio Albertazzi, Massimiliano Bruno e Peter Marcias?

Persone completamente diverse, ma altrettanto speciali l'una dall'altra. Ognuno mi ha lasciato, e mi lascia tutt'ora qualcosa, che a volte anche senza rendermi conto riporto sul palco scenico, o sul set. E' bello questo continuo passaggio di idee, e mestiere che c'è tra colleghi, e maestri. E' affascinante.

Svelaci qualche curiosità: anticipazioni sui progetti futuri? Dove ti vedremo ora dopo Venezia e Torino? Sogni nel cassetto?

In primavera preparerò un Musical che andrà in scena a Firenze, e credo riproporrò il mio spettacolo portato già in scena lo scorso anno. E poi forse altro cinema, e teatro, e continuerò con il doppiaggio. Insomma; che Dio c'assista, anche se ultimamente dev'essere molto impegnato visto quante ne succedono.

 

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