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Recensione Film: 1408

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Titolo: 1408

Cast: John Cusack, Samuel Jackson

Regia:
Mikael Håfström
IMDB:
71/100
Voto: 70/100

La camera d’albergo e’ sempre stato un classico luogo letterario di presenze paranormali, soprattutto se di un vecchio edificio. In questo film, tratto da un racconto del maestro del genere horror Stephen King, e’ la camera stessa ad essere paranormale: come se potesse essere viva e tormentare fino al suicidio i suoi ospiti.
Il protagonista Mike Enslin e’ uno scrittore che ha scritto diversi libri dedicati al paranormale, diventato però sempre più scettico su tale fenomeno. Dopo aver perso la figlia a causa di un tumore si e’ separato dalla moglie e ha perso la fede in Dio.

Una mattina riceve una cartolina dell’Hotel Dolphin di New York con scritto “Non entrare nella 1408”: potrebbe essere un’idea per un prossimo libro, pensa Mike. Arrivato all’hotel trova una fortissima resistenza del direttore a concedergli di passare una notte nella stanza 1408: sono state decine infatti le morti in quella stanza (suicide, incidentali, naturali…). Nessuno e’ sopravvissuto più di un’ora! Molti clienti si sono lanciati dalla finestra, altri sono stati ritrovati annegati addirittura in brodo di minestra… fatti poco razionali… Superstizioni (le cifre del numero della stanza se sommate danno 13), semplici coincidenze? O si nasconde veramente qualcosa in quella camera?

Il nostro protagonista, dopo notevole insistenze, riesce ad ottenere l’agognata chiave e ad entrare nella 1408. Per il momento non succede nulla ma presto appaiono le prime incongruenze, inizialmente ancora al limite della ragione (compaiono due cioccolatini sul letto, forse qualcuno sta facendo qualche scherzo per farlo intimidire!)… dopodiché la situazione precipita. La sveglia inizia a cantare e compare il timer 60:00. E’ troppo tardi, Mike corre alla porta… non si apre più, s’ingurgitata la chiave e il pomello cade! Mike sta diventando isterico… cos’altro potrà succedere e come uscirà di lì, semmai uscirà vivo da questa storia?
Il film e’ realizzato molto bene con un’ottima interpretazione dell’attore protagonista John Cusack, forse all’inizio non dimostrerà di essere spaventoso o imprevedibile ma dopo la prima parte bisogna dire che recupera abbastanza tono. Come e’ già stato detto nella precedente recensione pubblicata da Meltin’Pot non entrerà probabilmente nella storia del cinema, tuttavia presenta elementi interessanti e abbastanza originali.

Solitamente nella trasposizione cinematografica si tende a semplificare la trama e a limare i dettagli, risultando un impoverimento complessivo. Non in questo caso, forse perché non e’ un romanzo ma un racconto di sole 36 pagine, fatto sta che la pellicola e’ più articolata e interessante.
Consigliata la visione, anche se non per chi soffre di claustrofobia o ansia.

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