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Recensione Film: Il nascondiglio

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Titolo: Il Nascondiglio
Regia: Pupi Avati

Cast: Laura Morante, Rita Tushingham
IMDB:
69/100
Voto: 80/100

Un grande ritorno al thriller per di Pupi Avati con questo Il Nascondiglio, un ritorno che per i cultori del regista romagnolo potrebbe rivelarsi soddisfacente ma non troppo. Infatti cambiano i luoghi, i personaggi, le atmosfere che hanno sempre dato una forte connotazione alle pellicole di Avati. Questa volta la storia ha luogo negli Stati Uniti, a Davenport, Iowa, dove una donna (Laura Morante), reduce da un lungo ricovero in una clinica psichiatrica decide di lasciarsi alle spalle un tragico passato affittando un’immensa villa, con l’intenzione di aprire un ristorante. Ma questa villa custodisce un macabro segreto che la protagonista cercherà di svelare andando incontro ad omissioni, omertà e non senza colpi di scena (e di cuore).
Davenport, la tranquilla cittadina del midwest dove si svolgono i fatti, vorrebbe emulare, seppur con poca convinzione, l’atmosfera sonnacchiosa ed apparentemente innocua della Pianura Padana, location che Avati aveva invece saputo sapientemente rendere tetra ed inquietante trent’anni or sono nell’oramai cult La Casa dalle Finestre che Ridono. Lo svolgimento della trama avviene come già detto in una villa abbandonata, la Snakes Hall, un topos appartenente in modo abbastanza scontato al genere horror anglosassone, ma che con un’ottima regia è stato reso originale, atipico e tetramente perverso. Ed è qua che emerge la caratteristica principale della regia avatiana: una capacità di offrire qualcosa che va al di là di un ordinario coinvolgimento; l’obiettivo della macchina da presa si trasforma negli occhi dello spettatore, trasformandolo da un semplice personaggio a focalizzazione zero ad un vero e proprio testimone delle vicende che vedono coinvolte una Laura Morante legata ad un personaggio isterico e difficile, e, a mio giudizio, non troppo calzante con il suo modo di recitare.
Gli aficionados di Avati avranno sicuramente accusato la scelta del cast che vede coinvolti, fatta eccezione per la protagonista e pochi altri, tutti attori stranieri come Rita Thusingham e Burt Young. Una scelta internazionale per un film internazionale, che ha costretto però alla rinuncia degli attori-feticcio, diventati oramai veri e propri connotati della Avati-factory. Per capirci: l’assenza di un Gianni Cavina o di un (oramai defunto) Bob Tonelli si è sentita veramente tanto, ma evidentemente stavolta non c’è stata l’intenzione di inserire gli elementi grotteschi di cui questi splendidi interpreti si sono fatti forieri in pellicole come Thomas…gli indemoniati e Zeder. Effettivamente il grottesco è stato sostenuto e magistralmente rappresentato in passato da Avati, ma avrebbe potuto rendere meno digeribile al grande pubblico un prodotto ambizioso come Il Nascondiglio.

Nel complesso il film è veramente buono e piacerà sicuramente agli amanti del thriller psicologico. Le venature horror non sono scontate ed inquietano per davvero. La scelta dei tempi lascia lo spettatore perennemente in suspance ed incollato alla poltrona, partecipe dell’angoscia della protagonista che cerca, in una foresta di omertà, una verità di cui nessuno vuole parlare.

 


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