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venerdì 23 agosto 2019

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Recensione Film: Away from Her – Lontano da lei

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Titolo: Away from Her
Regia: Sarah Polley

Cast: Julie Christie,Gordon Pinsent, Olympia Dukakis
IMDB:
80/100
Voto: 75/10

Sbarcherà nelle sale italiane il 15 Febbraio 2008 Away from her, il primo lungometraggio che vede Sarah Polley, attrice canadese gia' nota per le sue interpretazioni in numerosi film tra cui Beowulf & Grendel e L'alba dei morti viventi, cimentarsi dietro la macchina da presa per raccontare la commovente storia di Grant e Fiona, ispirandosi al racconto di Alice Munro The bear came over the mountain.
 
Grant (Gordon Pinsent) e Fiona (Julie Christie) sono una coppia sposata da 50 anni. Il loro è un amore autentico, vissuto con molta tenerezza e complicità. Ma lentamente il rapporto incomincia a vacillare per i continui riferimenti al passato da parte di lei; un passato che sembrerebbe avere delle parentesi poco felici. Ogni ricordo di Fiona è sempre più spesso alternato a dei vuoti di memoria, i quali via via facendosi più frequenti, la rendono consapevole di essere affetta dal morbo di Alzheimer.
Da questo momento per la coppia inizia il un calvario, con lei consapevole della propria malattia e quindi decisa a ricoverarsi in una casa di cura e lui che non vuole accettare un allontanamento così improvviso e traumatico da una donna che ancora ama profondamente. L’amore di Fiona e Grant non viene dipinto come granitico e romanticamente volto al passato e a ciò che è stato. Quella che la Polley vuole rappresentare è invece una storia d’amore che in 50 anni ha saputo anche superare ostacoli e trasgressioni; ed è proprio in questo momento che entra in gioco il tema della memoria. Fiona, con il morbo di Alzheimer, vede man mano cancellata la sua memoria a breve termine, facendo aumentare ricordi, anche spiacevoli, che sono intessuti nella storia del suo lungo matrimonio con Grant. Una memoria che nel senso romantico del termine è selettiva e che quindi ci mostra come siamo noi a scegliere cosa ricordare e cosa dimenticare, forse anche al di là della malattia. La regista è riuscita a trasmettere tutti questi concetti senza fare ricorso a continue analessi, come ci si sarebbe potuto aspettare, ma riuscendo a dare allo svolgimento al presente dei fatti una sensazione di già accaduto.
Il susseguirsi degli eventi è ineluttabile, visto il degenerare della malattia. Ma i dialoghi e lo stile narrativo spesso teatrali, riescono comunque a rendere commovente ogni singolo evento della storia, anche se drammaticamente prevedibile.

E’ una trama che gioca molto sulle impressioni, con lo stupendo scenario di un Canada innevato che richiama un’atmosfera morbida e malinconica da romanzo scandinavo. La neve che con il suo bianco accecante copre tutto rappresentando l’oblio ma sotto la quale giace e si conserva sempre ciò che è stato.


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