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lunedì 19 agosto 2019

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Charlie Chaplin, ricordo di un genio del cinema - Parte I

Dagli inizi al Grande dittatore

17.12.2007 - Luca Paccusse



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“Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”

Così amava dire Charlie Chaplin, divenuto famoso in tutto il mondo per aver creato ed interpretato il personaggio di Charlot, il vagabondo (The Tramp) dai modi gentili e dai buoni sentimenti. Un’icona del cinema e un vero e proprio simbolo per le classi sociali più emarginate, perché rappresentava le difficoltà e le ingiustizie della società moderna.
Chaplin è stato probabilmente il più completo maestro cinematografico di tutti i tempi: produttore, regista, attore ma anche soggettista ed autore delle musiche; più di 80 film realizzati tra corto, medio e lungometraggi, la gran parte diretti personalmente.

Sir Charles Spencer Chaplin Jr., nato nel 1889 in Inghilterra, vive gli anni dell’infanzia in difficili condizioni economiche e dopo le prime esperienze teatrali con le compagnie di music hall, si trasferisce negli Stati Uniti dove nel 1913 viene ingaggiato dalla casa cinematografica Keystone. Pochi mesi dopo apprenderà tutto ciò che serve nell’arte cinematografica e realizza decine di film muti, molti dei quali cortometraggi.

In breve si fa conoscere attraverso le disavventure del vagabondo, sempre solo ma generoso, schiacciato da un mondo ingiusto e crudele ed eternamente perseguitato dal destino. Attraverso questo personaggio Chaplin trasforma le ansie e le preoccupazioni fondamentali dell’esistenza umana in commedia, ed è proprio questo uno dei segreti del suo successo presso il pubblico mondiale.

Un successo che nel 1919 gli permette di fondare, insieme agli attori Douglas Fairbanks e Mary Pickford e al regista D. W. Griffith, una propria casa di produzione, la United Artists Corporation.
Due anni dopo dirige ed interpreta uno dei suoi primi lungometraggi, il commovente “Il monello” (“The Kid”). Poi sarà la volta di “La donna di Parigi” (“A Woman of Paris”) di cui sarà solo regista (e non ebbe un grande successo), seguito da due capolavori: “La febbre dell’oro” (“The Gold Rush”) e “Il circo” (“The Circus”).
La fama di Chaplin era divenuta tale che l’Academy Awards gli conferì l’Oscar alla carriera già nel 1929. Chaplin, infatti, era candidato come miglior attore per “Il circo”, ma l'Academy lo escluse dalla competizione perché potesse ricevere un premio speciale.
Nonostante il sonoro si fosse ormai affermato definitivamente a Hollywood, Chaplin non ne fu interessato almeno fino alla fine degli anni Trenta. Infatti nel 1931 realizzò “Luci della città” (“City Lights”), completamente muto salvo l’accompagnamento musicale.
In “Tempi moderni” (“Modern Times”), film del 1936, Chaplin affronta con l’arma della comicità temi impegnati e scottanti per l’epoca come l’industrializzazione , il lavoro nelle fabbriche e il conflitto tra operai e industriali. Si parla di Tempi moderni come del primo film sonoro di Chaplin ma in realtà rimase un film muto, pur contenendo effettivamente alcune scene sonore (ma non dialoghi). Queste erano filtrate da apparecchi, radio, riproduttori. Le uniche parole che escono dalla bocca di Charlot sono quelle cantate nella celebre scena dell'interpretazione di Titina, con testo improvvisato in una lingua inventata.


La fatica successiva del grande attore-regista è “Il grande dittatore” (“The Great Dictator”). Siamo nel 1940, e mentre in Europa è un anno che si combatte la Seconda Guerra mondiale, negli Usa esce questa satira su Hitler e sul nazismo. In questo film (il suo primo vero sonoro) Chaplin si sdoppia. Recita la parte di un barbiere ebreo nella Germania nazista (vestito come lo Charlot dei film precedenti) e quella del dittatore Adenoid Hynkel (parodia di Hitler). Il risultato è un condensato di commedia, farsa, tragedia. Si ride e ci si commuove.
"Il grande dittatore" segna per Chaplin uno spartiacque: l'abbandono del cinema muto e l'archiviazione definitiva del personaggio di Charlot, che attraverso il lungo discorso finale nel film, pone termine alla sua carriera di comico.
(continua)

 

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