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Recensione film: Die Hard - Vivere o morire

17.12.2007 - Valerio Lundini



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Titolo:

Die Hard - Vivere o morire
(Live free or die hard)

Regia: Len Wiseman

Cast: Bruce Willis, Timothy Olyphant, Justin Long
IMDB:
77/100
Voto:  

Mai quanto ora il cinema americano e non solo ha avuto un così fervido periodo di sequel anacronistici: Stallone si è rimesso a fare “Rocky Balboa” (questo il titolo perché neanche lui si ricordava a che numero fossero arrivati) mentre ora si sta preparando a tornare con Rambo. Questa moda del cinema che ritorna ovviamente non manca neanche qui da noi, ed ecco che il cinema italiano ti sforna immondizie come, appunto, “Er Mondezza”, o come il seguito di “Eccezziunale Veramente” (voluto da chi?), mentre pure “L’Allenatore Nel Pallone” pare che stia dando i natali ad un clone per il nuovo millennio. Poteva il detective John McClaine esimersi da questa moda? No! E l’eccezione in questo avvilente marasma blockbusteriano si è manifestata proprio in “Die Hard – Vivere o Morire” (Live Free Or Die Hard), quarto capitolo della trilogia di action movies anni ‘80/’90 che dette la fortuna al protagonista Bruce Willis. Il regista Len Wiseman (un videoclippettaro la cui carriera finora è stata: girare Underworld, girarne il seguito, farsi Kate Beckinsale, preparare il terzo Underworld) non ha mai lavorato in nessuno dei tre precedenti “Die Hard”, ma tiene le redini del quarto in modo tutt’altro che da tirocinante, riuscendo persino ad incattivirsi gli scettici fan pignoli e feticisti della trilogia brussuìllica. Die Hard 4.0 è la coattata di cui si sentiva veramente il bisogno in periodi, sempre meno sporadici, in cui il cinema d’azione aveva perso la sua purezza, la sua arte adrenalinica, il suo mero scopo intrattenitore, confondendosi spesso con ovvie e noiose interpretazioni sociali, condanne su chissà quali inghippi politici, trame irrealmente complesse, personaggi buoni con passati morbosi e giustificazionismo su quelli che poi si scoprirà non essere i veri cattivi… No! Die Hard 4 sono macchine che fanno botti, cose che fanno bum, pistolone e tante battute stupide da action-hero anni ’80! Le morali lasciatele ad altri film, quando pago per un film d’azione è questo che voglio! Viva la superficialità! Ed è così che Bruce Willis, dopo 12 anni dall’ultimo Die Hard, torna nei panni (o, meglio, nelle canòtte) del poliziotto rozzo della storia del cinema. John McClaine perde il pelo (tutti i capelli in realtà, ora sembra Zingaretti) ma non il vizio: in 12 anni non si è voluto imborghesire come Ricky Memphis ed ora imbruttisce quelli che pomiciano con sua figlia (interpretata da quella sgnacchera di Mary Elizabeth Winstead che qualcuno ricorda per Death Proof o per quella boiata di Final Destination 3). Ma come fa ad avere vent’anni la figlia di McClaine se nel ’95 non si sapeva nulla di lei? Non che abbiano un buon rapporto infatti lei, a sfregio, non si fa chiamare Lucy McClaine, ma usa il cognome della madre: Gennaro! “aho! Mi fija co un cognome da napoletani? Ma che stamo a gioca’?”, McClaine è un duro ma passa sopra a tutto… con un camion però e in questo film le persone alle quali non torcerà un capello di conteranno sulle dita di una mano monca e con l’artrite. C’è il commissario buono col tratto somatico del venditore di kebab e gli occhi siamesi, ma non sarà lui il compagno d’avventura di Bruce. Questa volta non toccherà ad un ignorantone come lo era stato Samuel Jackson in “Die Hard – Duri a Morire”, questa volta toccherà ad un nerd! Justin Long! Lo stesso a cui gli amici facevano mangiare l’argilla nel film “DodgeBall”. Sarà lui ad interpretare Matthew Ferrel, un hacker sempre chiuso a smanettare su internet con la scrivania piena di pupazzi (che se sei nerd li chiami action figures) che, senza saperlo, ha creato un sistema che useranno i cyberterroristi (dei tizi nerd ma fighi e leninisti) per fare vivere all’America quello che visse Roma qualche notte bianca fa: niente elettricità, niente luce e niente concerti in piazza. McClaine salverà la vita al nerd invece di rubargli i soldi per la merenda, spara e ammazza tutti, salti, bombe e cose che fanno chiasso, peccato per le action figures, ma il bene vince. Questa volta, quindi, John McClaine si troverà ad essere il coatto tra i nerd; loro lì a fare calcoli e a fare i matti coi computer e lui a mollare sganassoni alle cinesine che fanno kung fu e a farsi bucherellare dai proiettili fino a diventare un misto tra Ken il Guerriero… e Luca Zingaretti! Ad aiutare i nerd cattivi ci sono dei sicari francesi coi quali comunicano parlando ognuno la loro lingua capendosi lo stesso, come a Guerre Stellari, ma si sa come so’ fatti i francesi: patriottici pure per i punti del tennis, figuriamoci coi cyberterroristi americani! Il film non si dilunga mai, l’azione arriva nei primi cinque minuti (e meno male!), sparatoria contro gli elicotteri, inseguimento in un tunnel senza luce dove tutti gli automobilisti si improvvisano Lady Diana e Dodi Al Fajhed, ma qui la gente muore che manco te ne accorgi: una vita di un cattivo vale come quella di un funghetto di Super Mario, anzi, come quella di un cinghiale di Duke Nukem. Appena Willis caccia la pistola, automaticamente gli scompare il giubbotto e rimane in maglietta sudata e zozza (ma, tranquilli, la canotta immancabile si intravede). E l’amico nerd del detective? Lui se la cavicchia, ma non è un nerd come tanti! No, lui non è che si vede i film di Kevin Smith rispecchiandocisi, no! Lui con Kevin Smith c’è proprio amico! Nel secondo tempo, infatti, facciamo la conoscenza di un tale Freddy Claudis, interpretato proprio dal mitico regista di Clerks. Questo personaggio sembra proprio esser stato disegnato attorno all’alter ego di Silent Bob, nei dieci minuti in cui compare è tutto un citare di Marvel e Star Wars (i temi preferiti del regista), un po’ come quando a “Planet Terror” di Rodriguez arriva Tarantino e comincia a parlare di Ava Gardner, giusto perché è Tarantino e deve parlare di cose retro’ perché è il campo suo. Die Hard è un susseguirsi d’esagerazioni che sbalordiscono, incidenti, strade che crollano, infrazioni stradali a go go (domanda: che ci faceva un tir in un mega-ufficio pieno di computer?). Non peccherò di spoileraggio dicendovi che saranno i buoni a trionfare, perché Bruce Willis “je rompe er culo a tutti”… ed è giusto che sia così, di modo che il film non deluda in nulla, se andate al cinema per detestare tutto ciò che è scontato allora pagate sempre il biglietto intero! Ai fanatici della trilogia l’ardua sentenza. Il film giustifica la sua esistenza con la qualità del divertimento che propone, le frasi d’effetto che il protagonista lancia con cadenza quasi esasperante non danno fastidio perché è evidente che sono messe lì argutamente per richiamare i vecchi action movie ormai inesistenti, quasi un auto-parodiarsi. Con questo film Bruce Willis dice di essere tornato finalmente a fare i film d’azione, ma perché finora che ha fatto? Ottima regia, riprese pirotecniche, godetevi il film al cinema prima che venga rinchiuso in dvd. Già pronto ad essere un cult! Sano disimpegno per belli e per brutti.

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