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domenica 15 dicembre 2019

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  • Cinema e Teatro

TEATRO - INTERVISTA AL REGISTA MARCO D'AMELIO

ESCLUSIVA MP NEWS - Conosciamo meglio il regista dello spettacolo "LE SERVE. Un caso che non esiste"

10.10.2014 - Luca d'Alessandro



TEATRO - "LE SERVE. Un caso che non esiste"

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Le Serve


L'appuntamento era per qualche minuto prima della messa in scena del suo spettacolo "LE SERVE. Un caso che non esiste", ma vista la tempesta di che si stava abbattendo su Roma in quel momento, siamo entrati in anticipo dentro il teatro. Era il momento del briefing tra il regista e le attrici dopo la prima rappresentazione della pièce. Attendiamo con discrezione che si concluda e nell'anticamera del Doppio Teatro di Roma incontriamo Marco d'Amelio per una chiacchierata.

Può presentarsi ai lettori di MP News? Da dove è cominciato il suo avvicinamento al teatro?
"Marco D'Amelio, classe 87', romano. Tutto cominciò a 7 anni e mezzo per curiosità grazie al mio allenatore di calcio. E fino ai 14 anni l'ho preso l'esperienza del teatro come un gioco di gruppo. - continua il suo excursus - Dopo che mi son reso conto di essere scarso a fare l'attore (sottolineando il fatto di quanto fosse scarso ndr) ho cominciato a fare il tecnico luci per il gruppo Jobel, sotto la direzione artistica di Lorenzo Cognatti. - continua - Finito il liceo ho studiato cinema all'Accademia Internazionale dell'Immagine.

Quindi non solo teatro sei suoi lavori?

"Ho iniziato producendo dei corti come: "Generazioni", "Unhappy man"(visibili sul web, ndr) e "Amygdala".

Passando al teatro. "LE SERVE" è la sua prima messa in scena. Come nasce l'idea?
"Sì è la mia prima esperienza teatrale. Il progetto nasce da una sperimentazione di video arte con la presenza di tre donne in scena".

Di cosa parla lo spettacolo?
"All'apparenza parla di due serve che tentano di uccidere la loro padrona per riscattare la loro condizione sociale"

Invece che tipo di messaggio vuole mandare?
"È un pretesto per raccontare una condizione di disagio in cui le serve si muovono conflittualmente in una condizione di prigionia mentale. Il post modernismo tecnologico, sociale, umano è molto simile alla condizione di subordinazione vissuta da loro"

Quali esperienze ha tratto dal suo debutto teatrale?
"Dalla prima le cose positive son state la relazione tra le attrici e la scenografia, la sensazione di un pubblico compatto preso dallo spettacolo e ovviamente l'esperienza. - sottolinea - Il pubblico ha recepito il messaggio che volevo mandare e le aspettative son state ripagate".

Ci sono delle differenze però, tra la prima messa in scena de "LE SERVE" e questa riproposizione.
"Sì, un cambio dell'intro con una traccia musicale sintetica. Questo è uno spettacolo molto più essenziale, minimalista anche dal punto di vista dialettico che perde la sua dimensione barocca. Anche la durata è inferiore, una scelta fatta perché troppe informazioni confondevano gli spettatori. -spiega- Una sorta di compromesso tra la tua idea, pensando al pubblico, in questo c'è più del mio, la composizione dell'immagine svuotata dalle frivolezze".

Il tuo rapporto con le attrici?
"Parto con le mie idee e sono abbastanza fermo nel portarle avanti poi sta all'attrice a farmelae vacillare, questo è uno stimolo".

Progetti futuri?
"È Il conflitto della mia vita (sospira ndr), lavoro su più fronti. Sarà l'esperienza e la mia creatività a indicarmi la strada. Per quanto riguarda il teatro il progetto è di realizzare uno spettacolo collegato a "LE SERVE" ancora in divenire, ma il tema è quello della crisi di coppia. Mentre tornando alla mia prima passione un cortometraggio dal titolo: "Morte di una giovane borghese".

 

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