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venerdì 06 dicembre 2019

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TEATRO - INTERVISTA A CORRADO TEDESCHI

In esclusiva per MP News Corrado Tedeschi si racconta dai suoi inizi fino a Trappola Mortale

25.10.2014 - Federica Terribile



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Corrado Tedeschi

 

 

Appuntamento alle 19.30, prima dell'inizio dello spettacolo di Ennio Coltorti con Corrado Tedeschi, Ettore Bassi, Miriam Mesturino: "Trappola Mortale". Il vento freddo mi accompagna un po' troppo impetuosamente dentro la Sala Umberto. Ci sediamo al bar del teatro e un sorridente e gentile Corrado Tedeschi mi accoglie. Si comincia:


Siamo a Teatro, dove tutto ebbe inizio. Infatti lei si è diplomato all'Accademia del Teatro Stabile di Genova. In quegli anni sapeva già che tipo di artista sarebbe voluto diventare?

"Sì, io ho sempre voluto fare l'attore di teatro. Il cinema o quelle cose lì non mi hanno mai interessato. Ho sempre adorato fare l'attore di teatro e sono una di quelle poche persone fortunate che nella vita è riuscita a fare il mestiere che voleva. Certo, dei riferimenti quando ero piccolino, ad attori di cinema italiani bravissimi tipo Vittorio Gassmann nella commedia all'italiana li ho sempre avuti, per cui sono stati all'inizio dei punti di riferimento, ma il mio modo di esprimermi esiste solo nel teatro nel modo completo".


All'Accademia aveva mai messo in conto un futuro televisivo? Quali erano le sue ambizioni di attore?

"Ecco come le dicevo, io fin da piccolo volevo fare il teatro, mi ricordo che alla scuola elementare sono arrivato a Genova che avevo 10 anni perché mio papà, essendo ammiraglio della marina, ha girato per tutti i porti d'Italia e io dietro a lui. Mi ricordo che il maestro, eravamo in quarta quinta elementare, finiva la lezione qualche minuto prima e diceva: "Adesso Tedeschi ci fa Tutto il calcio minuto per minuto" e io lo facevo e poiché avevo girato molto e conoscevo i vari dialetti, mi cimentavo in collegamenti dalle varie città con tutti i dialetti diversi. Se ci penso bene quello è stato il mio esordio nel mondo del teatro, con i miei compagni di scuola. Come vede quindi è un origine molto lontana".

Poi improvviso e inaspettato è arrivato il grande successo televisivo (Doppio slalom, Il gioco delle coppie, Studio Sport, Raffaella Carrà show, Stranamore, Sabato al circo, Giorno dopo giorno,Cominciamo bene,Sabato,domenica e ...,Tandem,Vero Capri ecc.. ) Ogni programma che ha condotto aveva una componente culturale importante, soprattutto per i giovani. Nel corso di questi anni ha condotto e accompagnato con il suo lavoro dai giovani agli adulti agli anziani, tutta Italia la conosce. Come si è ripresentata l'esigenza di tornare al Teatro?

"Ma sai, allora, chiarisco che la televisione ha dei grandissimi vantaggi, ti dà una popolarità spaventosa che un attore solo di teatro probabilmente non avrà mai. Non per questo la televisione è meglio, anzi, mi è servita molto perché se ancora oggi ho questa popolarità, lo devo al fatto che ho fatto programmi per i giovani che adesso sono cresciuti, hanno 40-50 anni e me li porto ancora dietro. Quindi è una popolarità che non conosce tramonto diciamo. Il teatro regala l'emozione più grande in assoluto. Però se uno cerca la popolarità facendo solo teatro ha sbagliato. Il teatro è una missione, si fa proprio perché ci sei tu e c'è il pubblico. La popolarità non vuol dire niente da sola, si è popolari anche se si fa una rapina, ti mettono sul giornale e sei popolare. La popolarità deve essere accompagnata da un talento, perché se no a che serve?".

Essendo un personaggio pubblico e quindi un esempio per chi la segue, quando deve scegliere uno spettacolo da rappresentare si sente responsabile dal punto di vista educativo nei confronti dei suoi spettatori o si lascia guidare dall'istinto?

"Credo che l'educazione dipende dalla famiglia. L'attore deve fare il suo mestiere. Io sento una responsabilità fortissima nei confronti di chiunque paga il biglietto, prende la macchina, si veste bene la sera per venire a teatro. Scelgo gli spettacoli che piacciono al pubblico, cioè che piacciano anche a me, ma devono piacere al pubblico. Ci son tanti registi che fanno delle robe quasi contro il pubblico e facendo così lo spettatore viene, ma poi non torna più a teatro perché vede degli spettacoli orrendi anche se magari sono tanto strombazzati dalla critica. A me interessa che il pubblico venga, si diverte e torni".

Parliamo ora dello spettacolo che sta per andare in scena: "Trappola Mortale". Quando le è arrivato la prima volta la proposta del regista E.Coltorti con il copione qual è stata la sua reazione?

"La mia reazione è stata quella di trovarmi di fronte a un testo francamente molto diverso da tutti gli altri. Ho detto che solo un pazzo squilibrato poteva mettere in scena una cosa così, in realtà è un testo geniale, dove dall'inizio alla fine nessuno dice mai la verità. Succede qualsiasi cosa, non posso dire tanto perché anticiperei cose che accadono nello spettacolo ed essendo un continuo colpo di scena... ecco questo è fondamentale e, dato che gli attori in Italia sono arrivati a fare sempre se stessi, il che è facilissimo, qui faccio la parte di uno che è molto diverso da me, perché sono una vera carogna, cosa che nella vita non sono. Però è divertente recitare a fare la carogna".

A quale suo bisogno dà voce la scelta di interpretare Sydney, lo scrittore in crisi che non accetta la sconfitta e non vuole farsi superare dal suo allievo?

"Ci sono delle cose che mi assomigliano di Sidney. Questo amore per lo humor anche un po' pesante, un po' nero, uno humor tipicamente anglosassone che io ammiro molto. Sydney è capace di scherzare anche su l'assassinio eventuale, non dico se c'è o non c'è perché non voglio svelare troppo. Poi questa sua parte in cui per avere successo lui probabilmente è capace di uccidere. Ecco a questo ancora non ci sono arrivato nella vita".

Essendo un giallo, quindi senza svelare troppo, può dirmi di cosa parla per lei quest'affascinante opera?

"Sono uno scrittore famoso in un periodo di stanca. Lo scrittore riceve un copione da un ragazzo che ha frequentato un suo corso di drammaturgia. Sidney si rende contro che questo testo potrebbe essere un capolavoro, allora si insinua in lui e anche nella moglie che ascolta i suoi commenti, il dubbio che Sidney potrebbe addirittura uccidere questo ragazzo per impossessarsi del suo copione. Da lì parte una serie di colpi di scena spaventosi fino alla fine. Ci sono due o tre momenti nello spettacolo in cui lo spettatore salta sulla poltrona. Questo avviene tutte le sere regolarmente perché lo spettacolo è costruito benissimo. Forse il messaggio potrebbe essere che chi vuole il successo a qualsiasi costo poi alla fine tutto sommato lo paga. Vorrei che fosse così anche nella realtà però purtroppo non sempre è così".

È il secondo anno di replica . Cosa è cambiato per lei quest'anno? Anche Sydney ha un anno di esperienza in più?

"Sì, la commedia quest'anno è ancora più bella perché probabilmente abbiamo preso le forme, siamo entrati dentro i personaggi nella maniera complessa. Quindi è più bello ancora il personaggio".

Per la seconda volta lo spettacolo sta avendo molto successo , i suoi spettatori, abituati di più ad averLa comodamente in casa nel televisore la seguono felici a Teatro, affrontano il vento che fa ululare gli infissi in modo sinistro e non si fanno spaventare dal titolo poco rassicurante e vagamente surreale: "TRAPPOLA MORTALE" con C.TEDESCHI ed E.BASSI. Qual è il segreto di questo spettacolo?

"Il segreto è che per metà è una commedia molto divertente e per metà un thrillermolto spaventoso. Questo mix è quello che ha affascinato il pubblico, fosse stato solo un thriller probabilmente non avrebbe avuto così tanto successo. Il fatto che all'interno ci sia da ridere secondo me è la marcia in più di questo spettacolo. La domanda fondamentale in teatro è: Il personaggio farebbe una determinata cosa? Il mio personaggio è talmente caustico sarcastico e ironico che fa battute su qualsiasi cosa, sta ne personaggio quindi si può fare".

 

 

 

 

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