Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


venerdì 06 dicembre 2019

  • MP News
  • Cinema e Teatro

L’Italia puo' andare avanti solo con l'ironia

Incontro con Mario Monicelli e Furio Scarpelli a Roma Tre

18.12.2007 - Valentina Vivona



APPUNTAMENTI - Al Teatro di Ostia Antica va in scena Albertazzi

"Le Memorie di Adriano" concluderanno la rassegna estiva
Leggi l'articolo

TEATRO - A Roma il Gran Premio 2.0 - Teatro da condividere

Il 18 giugno 2015 alle ore 21 presso la Sala Teatro GP2 cinque compagnie si contenderanno la palma del miglior corto...
Leggi l'articolo

TEATRO - "LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA"

Al Doppio Teatro la storia di un amore alla ricerca della propira identità
Leggi l'articolo

Appena si siede il suo sguardo si concentra su come l’operatore sistema la telecamera. Il suo amico e sceneggiatore, dall’altra parte del palco, osserva gli studenti che riempiono l’aula. Al centro, il professore Carlo Felice Casula presenta il laboratorio di cinematografia che coordina presso la facoltà di Scienze della Formazione a Roma Tre e spiega la presenza dei due ospiti: “Mario Monicelli e Furio Scarpelli non sono solo due grandi autori cinematografici, sono due uomini che hanno attraversato quasi tutto il novecento”.


Monicelli, classe 1915, e Scarpelli, 1919, hanno rispettivamente diretto e scritto (insieme ad Age e Vincenzoni) la pellicola che ha preceduto l’incontro: “La Grande Guerra”. Intento dell’opera è, secondo Monicelli: “demolire un tabù. Io e Furio siamo cresciuti nel fascismo, il quale voleva diffondere un mito: l’eroico esercito italiano della prima guerra mondiale che combatte, compatto, contro il nemico. Niente di più falso, i soldati non sapevano neanche com’era fatta l’Italia. Non esisteva il popolo italiano, ma una massa che parlava lingue diverse e non aveva idea del perché fosse lì. L’esercito ed alcuni esponenti della classe politica hanno preso le distanze dal film, ma abbiamo lavorato convinti d’interpretare un sentimento collettivo”. Ed è stata l’acclamazione del pubblico, dopo la proiezione al festival di Venezia nel 1959, a convincere la giuria per l’assegnazione del Leone d’Oro, vinto a parimerito con il prestabilito “Generale Della Rovere” di Rossellini.


Un capolavoro, quello di Monicelli, che deve tanto all’interpretazione dei due protagonisti: Alberto Sordi e Vittorio Gassman. “Romano sbrodolone il primo, milanese figlio di nessuno il secondo. Due bighelloni che diventano inconsapevoli eroi”, così li descrive Scarpelli, aggiungendo: “Il cinema è fatto di personaggi, i quali devono essere persone indimenticabili ed intangibili”. Oggi le produzioni si limitano invece “a raccontare persone, senza farne spettacolo”.

Monicelli, intervistato personalmente, ha un consiglio per i giovani: “Fate tanti corti, infilatevi dove potete e non pretendete compensi, almeno all’inizio. Così ho fatto io, altrimenti non avrei mai lavorato”. Come stimolo, la convinzione che “è ancora possibile fare film di denuncia, specialmente se l’Italia non rinuncia alla propria arma personale: l’ironia”. Un bisturi, secondo il regista, che bisogna usare con sapienza: “per essere ironico devi conoscere profondamente ciò di cui parli e, alla fine, provarne tenerezza. L’ironia è la risposta contro la brutalità che ci circonda”. Dice di non avere più storie da raccontare, ne manca una che tiene per sé da cinquant’anni. Mentre chiedo: “Qual è?”, irrompe un’ammiratrice che lo ringrazia: “ora capisco i racconti di mio nonno, morto a 96 anni di vecchiaia”. La risposta di Monicelli non ammette repliche: “Io ne ho 92. Sò vecchio, ma mica sò morto”.

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.