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lunedì 19 agosto 2019

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Recensione Film: Lars e una ragazza tutta sua - La bambola dell’amore vale più di quel che costa

25.12.2007 - Tommaso Ranchino



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Titolo: Lars e una ragazza tutta sua (Lars and the real girl)

Regia: Craig Gillespie
Cast: Ryan Gosling, Emily Mortimer, Paul Schneider

IMDB:
83/100
Voto: 71/100

Lars, introverso ai limiti del caso clinico, vive in un garage nella brulla e assonnata provincia del Midwest, un luogo dove le manie e le angosce tendono ad amplificarsi a dismisura. Gli unici contatti, seppur molto deboli, col mondo esterno sono suo fratello Gus e la moglie. Lars aspira alla trasparenza. Casa – lavoro, lavoro – casa, questo il suo iter quotidiano. Sembra però aver trovato una persona speciale, Bianca, da presentare a Gus e consorte. Il benvenuto che i due daranno alla ragazza sarà decisamente titubante, forse perché in realtà si tratta di una Real Doll, una specie di bambola gonfiabile molto costosa, piena di silicone ed acquistabile solo via internet, molto appetita dai fruitori del genere. Lars se ne prenderà cura e la rispetterà in modo maniacale. La amerà come nessun uomo sa fare, costringendo chi gli sta intorno ad accettarla come una di loro.
La commedia viene usata dal regista Craig Gillespie come semplice pretesto per delineare il dramma di un uomo completamente avulso dalla percezione della realtà in cui vive. Di uno al quale il contatto con gli altri provoca un dolore persino fisico.
La scelta di girare in inverno, ritardando anche la lavorazione, si è rivelata azzeccata. Gli alberi spogli e le pianure nebbiose, stile pianura Padana, evidenziati da una fotografia molto fredda, vanno a braccetto con la solitudine dell’esistenza di Lars.


La sceneggiatura è asciutta, quasi ridotta all’osso. Così il regista può sfruttare al massimo l’immenso talento di un ispirato Gosling, sul quale torneremo, per trasmettere la non attitudine del protagonista ad una vita normale. Un personaggio chiuso in una bolla di sapone infrangibile. I tic e la gestualità impacciata dell’attore preparano un ottimo cocktail di dolcezza, imbarazzo e paura.
Il fatto che l’unica persona con cui Lars parli sia proprio Bianca suona come un’assordante richiesta d’aiuto rivolta a chi non aveva forse saputo stargli vicino fino a quel momento.
Un film di una sensibilità davvero superiore alla media, che parla dei sentimenti più puri della vita usando i toni sommessi di un’educata commedia. Che tratta l’amore in un modo spesso infantile, risalendo diretto alla genesi di un istinto puro e senza montature.
Lo stile di Gillespie porta tutto all’essenza. Lars e una ragazza tutta sua è un film che fotografa un soggetto assurdo attraverso il filtro della realtà. Niente è artefatto o arzigogolato, e nemmeno la metamorfosi graduale del protagonista segna un’eccezione dal trend essenzialista di tutta la pellicola. I prolungati silenzi e la quasi assenza di colonna sonora fan sì che a tratti il film scorra un po’ lento, questa sembra però essere una scelta plausibile fatta dal regista nell’ottica di un insieme scarno ma comunicativo.
L’intera cittadina gioverà della presenza di Bianca, come se un oggetto nato per soddisfare le perversioni di qualcuno si trovi invece a colmare un vuoto affettivo nell’immaginario di un’intera comunità annoiata.


Il film va avanti tra scene esilaranti e momenti d’incerta ripetitività di alcuni leit motiv già ben snocciolati in precedenza. La più grande sorpresa è che questo è un pezzo di cinema che sa davvero emozionare. E allora, quando uscirà il 4 Gennaio 2008 nelle sale, non sarà difficile sorprendere qualche vicino asciugarsi le lacrime causate dalla morte di una persona che non è mai stata viva, almeno dal punto di vista biologico.
Un altro motivo per cui appoggiare il progetto Lars è la presenza dell’attore forse più promettente del momento che, subito dopo una nomination agli Oscar, si lancia anima e corpo in un avventura dal modesto budget, ma dalle ottime potenzialità. Strepitoso in The Believer, Half Nelson e il recente Il caso Thomas Crawford, Gosling questa volta supera ogni pur ottimistica aspettativa, dando al personaggio una solida fragilità che forse nemmeno la sceneggiatrice Nancy Oliver aveva ipotizzato scrivendo il plot. Di tutto rispetto anche le performance, per niente facili, del resto del cast: da Emily Mortimer, che aveva già ben figurato in Matchpoint di Woody Allen, a Paul Schneider, qui nel ruolo di Gus.
Si può dire che il 2008 del cinema indipendente nascerà sotto una buona stella se questa commedia drammatica avrà la visibilità che merita. Una pellicola che sa scuotere anche gli animi meno recettivi con il suo linguaggio estremamente semplice e il suo tenero sguardo alla vita e all’amore. Un trend di fare cinema interessante, che mira a commuovere il pubblico senza shockarlo con le solite immagini poco digeribili di malattia e violenza.

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