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domenica 15 dicembre 2019

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Charlie Chaplin, ricordo di un genio del cinema

Parte II – Dopo Charlot: “Basta fare il clown. La vita non è più buffa per me, non mi fa più ridere. D’ora in poi sono un comico in pensione” LEGGI LA PRIMA PARTE

25.12.2007 - Luca Paccusse



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Dopo “Il grande dittatore”, Chaplin interpreterà esclusivamente altri personaggi, diversi da Charlot: un uxoricida, un clown al tramonto, un re in esilio. Alcuni critici hanno sostenuto che il periodo d’oro di Chaplin è la stagione del muto, quella del Vagabondo insomma. Oggi possiamo dire che il talento di questo artista non venne mai meno, neanche dopo essersi tolto i panni che lo avevano reso così celebre.
In realtà la grandezza di Chaplin risiede proprio nell’aver realizzato ottimi film anche dopo.

“Monsieur Verdoux”
, ad esempio, non è un film da trascurare, anzi credo possa essere considerato un piccolo capolavoro alla stregua di Luci della città o di Tempi moderni.
Questa pellicola del 1947 è ispirata alla famosa storia di Henri Landru, su un soggetto di Orson Welles. Un impiegato di banca durante la Grande Depressione perde il posto di lavoro e per mantenere moglie e figlio ammalati, sposa e uccide ricche vedove. Quando viene scoperto, si lascerà catturare e sarà condannato. Memorabile è la frase che monsieur Verdoux pronuncia prima di andare a morte: “Un omicidio è delinquenza, un milione è eroismo. Il numero legalizza”.

In “Luci della ribalta” (“Limelight”) si racconta invece di Calvero, un clown vecchio e dimenticato che si prende cura di una giovane ballerina che aveva tentato il suicidio. Lui le restituisce la voglia di vivere e di danzare, lei se ne innamora e vuole sposarlo, ma Calvero sa di essere troppo vecchio per lei e non vuole legarla a sé. Nel film compare anche un altro grande del cinema muto, Buster Keaton che duetta con Chaplin alla fine.

Nel frattempo, negli Stati Uniti siamo in tempi di maccartismo e Chaplin, accusato di essere filo-comunista e considerato come pericoloso sovversivo dalla Commissione per le Attività Antiamericane nel 1952 lascia l’America dove ritornerà soltanto nel 1972 per ritirare l'Oscar alla carriera (il secondo)."Il mio più grande peccato fu, e lo è ancora, quello di essere un anti conformista. Pur non essendo comunista, mi rifiutai di allinearmi con coloro che li odiavano. Questo atteggiamento, si capisce, ha offeso molta gente".

“Un re a New York”
(“A King in New York”), satira dell’atmosfera di paranoia politica che si respirva nell’America del tempo, è il suo primo film di produzione britannica. Uscito nel 1957 e censurato per vent’anni negli Usa, è l’ultima prova di Chaplin come attore protagonista.
Dieci anni dopo gira l'ultima pellicola, “La contessa di Hong Kong” (“A Countess from Hong Kong”), unico film a colori di tutta la sua produzione, interpretato da Marlon Brando e Sophia Loren.

Arrivati a questo punto, forse non ci sarebbe neanche bisogno di spendere altre parole per ricordare Chaplin, uno dei più grandi artisti del XX secolo. Tanto è stato detto, tanto è stato visto. Eppure, quando riguardi le sue pellicole, che siano mute o sonore, che parlino del Vagabondo o di un re senza corona, non puoi fare a meno di applaudire e di pensare alla genialità delle sue trovate, alla bellezza delle sue storie, alla tenerezza di alcune scene rimaste memorabili nella storia del cinema.
A trent’anni dalla morte, avvenuta la notte di Natale del 1977, l’immagine dell’eterno vagabondo Charlie Chaplin è ancora viva in coloro che amano la settima arte e che non si stancheranno mai di ridere o piangere di fronte a quei capolavori.

Film da non perdere: Il monello (1921), La febbre dell’oro (1925), Il circo (1928), Luci della città (1931), Tempi moderni (1936), Il grande dittatore (1940), Monsieur Verdoux (1947), Luci della ribalta (1952), Un re a New York (1957)

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