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venerdì 06 dicembre 2019

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Il Cinema del 2007 per Meltin' Pot: Classifiche e Commenti

Un appassionato e giovane redattore della Capitale si confronta con le uscite cinematografiche del 2007..

31.12.2007 - Pietro Salvatori



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Un'annata, quella del 2007, affatto eccezionale, lungo la quale i film di un certo valore non hanno fatto fatica a conquistare i primi posti di un'ideale, anche se parziale classifica. Si va dal classicismo di Eastwood, alla sperimentazione di Lynch e Van Sant, passando per la riscoperta del film di genere, dal mai scomparso action movie, con pellicole di ottimo livello quali Bourne Ultimatum e Transformers, al western, al quale il treno per Yuma di Mangold concede una fresca boccata d'aria. Scavando bene emerge qualche perla nascosta (si pensi al danese Gli Innocenti, o al piccolo e pazzo Crank), e presunti grandi flop da riscoprire: primo fra tutti De Niro con il suo The good shepherd.

1. Lettere da Iwo Jima.
Eastwood è come un buon whiskey: invecchiando migliora. Il secondo film del dittico sulla più famosa battaglia della guerra nel pacifico conferma ancora una volta il magnifico solco già tracciato con Mystic river e Million dollar baby.

2. Inland Empire
Il ritorno di David Lynch non è stato di certo digeribile per tutti. Ma Inland empire approfondisce e ripercorre in maniera magistrale le tematiche di Mullholland drive, costruendo un film che non punta sulla narrazione organica ma che scava nel più oscuro subconscio.

3. Paranoid Park
Ancora una volta Gus van Sant si rivela uno dei registi con maggior sensibilità nell’affrontare le complesse tematiche dell’adolescenza. Un piccolo gioiello, non semplice, duro, volutamente irrisolto

4. La promessa dell’assassino
Il terzo periodo artistico dell’ormai pluridecennale Cronenberg continua, dopo Spider e History of violence, attraverso due grandi attori e una storia come al solito solida e cupa.

5. Apocalypto
Mel Gibson o lo si ama o lo si odia. Noi abbiamo amato il lavoro sul colore di Apocalypto, il coraggio e l’audacia dell’uso di un dialetto centroamericano, le poche remore nel mostrare quel che si voleva mostrare quando lo si voleva mostrare.

6. Le vite degli altri
Una pellicola dal ritmo e dalla costruzione teatrale, molto solida anche se non entusiasmante, che regala però uno dei finali più coraggiosi e coinvolgenti degli ultimi anni.

7. Gli innocenti
La nouvelle vague danese non si è, come molti pensano, esaurita. Quest’anno ha sfornato il bellissimo film di Per Fly, un film tanto sincero quanto tremendo, che parla della percezione odierna della morte con estrema libertà.

8. Quel treno per Yuma
Se è sempre più difficile fare western oggi non lo è per James Mangold. Il suo Walk the line aveva lasciato a bocca aperta, sul suo treno per Yuma bisogna assolutamente salire..

9. Bourne Ultimatum
Uno dei migliori action movie del decennio. Trama scarna, ridotta al minimo indispensabile, e costruzione della messa in scena mai compiaciuta, che punta dritta al sodo. Gran parte del merito, se non tutto, va alle scelte azzardate di Greengrass.

10. Transformers
Nel complesso un film dignitoso. Ma l’abilità di Michael Bay di regalarci una prima ora di puro intrattenimento come da tempo non se ne vedeva al cinema val bene una menzione.

LE SORPRESE

Crank – Un film piccolo, passato quasi inosservato, che si fonda su una grande idea che lascia sviluppare in libertà nel corso dello svolgimento della trama. Un modo di far cinema semplice ed efficace. Probabilmente efficace perché semplice.
Smokin Aces – Penalizzato da una distribuzione incomprensibile, Smokin aces sfoggia un cast eccellente e rimanda ad echi tarantiniani. Sufficiente per meritare di essere recuperato.

I PIU’ SOTTOVALUTATI

The good shepherd Demolito da critica e non premiato dal pubblico, il film di De Niro è sicuramente complesso e articolato ai limiti dell’indigeribile, ma è sorretto, se non da una grande regia, da una scrittura eccellente, che lavora in maniera sottilmente sotterranea, non sempre visibile. Gli si conceda una seconda chanche.
La vie en rose – Il film di Dahan è discontinuo, sporco, viaggia tra picchi di eccellenza e vere e proprie cadute di stile. Ma è un corpus unico che attrae, che lavora intelligentemente con il pubblico, che affascina perché denota, una volta tanto, una passione viscerale nel raccontare una storia.



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