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lunedì 19 agosto 2019

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“Tu, Mio”

25.12.2007 - Giulia Ardizzone



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Quando il sole arroventa le pietre e la pelle si spacca, quando gli occhi si stringono per poter vedere e la vita si culla al ritmo del mare, possono accadere strane coincidenze, in cui presente passato e futuro si condensano in una goccia di sudore.
“Tu, Mio”, pubblicato da Erri de Luca nel 1998, racconta in prima persona la storia di una crescita, di un incontro perforante che non si limiterà al brivido epidermico ma che percorrerà mondi, tempi e sensazioni di una dimensione sconosciuta.
Negli anni ’50, un’isola del sud Italia ritrova vita al suono delle chitarre estive di ragazzi in vacanza.
Il mare fa da sfondo, si trasforma in un cielo al contrario, dove immagini ribaltate prendono vita nelle ombre del sole e tra il rumore dei pescherecci.
Nasce qui la storia di un adolescente che racconta l’attimo in cui la sua vita ha cominciato a dipanarsi come un gomitolo di lana perdendo ogni coordinata spazio-temporale: l’incontro con lei, Caia.
Caia è una ragazza più grande che porta con sé il profumo di una terra straniera e che possiede il portamento di una storia che diventa donna, talmente dura, talmente bella che non si deve raccontare.
Intorno a lei uomini e ragazzi, semplicemente attratti dal suono dei suoi passi, ma solo l’io narrante sarà in grado di entrare dentro gli occhi di Caia, di essere la congiunzione umana di un dolore e di un ricordo.
Le parole si concatenano secondo la trama di un parlare semplice e diretto che a tratti ha il suono di una voce bianca, a tratti diventa una voce grave e profonda che racconta un mondo che cambia forma, in cui l’orizzonte più vicino e ovvio diventa sfumato e lontano come un’eco.
Amore puro, di quelli che trovano ragione di vita in due amanti o in un padre ed una figlia, fa sì che, nel tempo di un’estate, un bimbo diventi adulto e gli occhi di una ragazza, che già hanno visto troppo, ritrovino di nuovo l’innocenza.

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