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martedì 26 maggio 2020

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Recensione libro: Pretacci di Candido Cannavò

Tra Vangelo e marciapiede

15.06.2008 - Angela Di Matteo



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Titolo: Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede
Autore: Candido Cannavò
Editore: Rizzoli
Anno:
2008
Prezzo: 18,00€

Questa è la storia di tante storie, di tanti uomini che hanno deciso di cambiare le cose e lo fanno tutti i giorni, nelle periferie dimenticate, nei campi nomadi e nei quartieri bene della capitale. Ancora una volta Candido Cannavò si immerge in realtà drammatiche, le esplora di persona in un viaggio che lo porta da un capo all’altro dello stivale e lo catapulta ai limiti della società, dove nessuno osa affacciarsi ma dove c’è troppa gente che silenziosa grida “aiuto!”.
Un viaggio insolito, fatto di attese e di sorprese, di uomini e donne che non badano a convenevoli e cerimonie ma ti guardano in faccia e subito capiscono che persona sei.
Cannovò in venti capitoli apre finestre su venti uomini di chiesa e traccia un diario abbozzato che non vuole essere l’annale di un’impresa di guerra, ma solo un umile spunto, perché il lettore, aficionado od occasionale, possa rendersi conto della crudezza di alcune realtà. Venti preti, anzi pretacci. Uomini non proprio qualunque che hanno abbracciato la croce, quella vera, quella della sofferenza e del sacrificio. Una croce pesante da portare al collo durante anni di lotta e disobbedienza, in cui non c’è spazio per i paramenti e gli anelli d’oro ma solo per la forza di ricostruire quello che ogni giorno mafia, corruzione e povertà distruggono. Non è facile mettersi in gioco quando chi si vuole aiutare è il primo a rifiutare ogni sforzo di solidarietà ma soprattutto quando ordini superiori impongono il silenzio e, al massimo, la preghiera.
Ma quando per le strade i ragazzi di 15 anni spacciano cocaina , le madri perdono i lori figli in sparatorie tra clan, i padri pagano col pizzo dignità e umiliazione e ragazze straniere vendono anima e corpo sui marciapiedi notturni, allora le preghiere non bastano e bisogna agire. Ma come? Esiste davvero un’alternativa?
Don Gino Rigoldi, Don Marcellino Brivio, Don Andrea Gallo, Don Luigi Melesi, Don Virginio Colmegna e Don Massimo Mapelli, Don Fortunato Di Noto, Padre Mario Golesano, Don Oreste Bensi, Don Alessandro Santoro, Padre Alex Zanotelli, Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Don Luigi Merola, Monsignor Pietro Sigurani, Don Matteo Zuppi, Don Luigi Ciotti, Don Luciano Scaccaglia, Don Dante Clauser, Padre Giancarlo Bossi, Don Albino Bizzotto, Padre Antonio Fallico credono proprio di sì.
Questi, come tanti altri invisibili, costituiscono l’ala sinistra della Chiesa, come la definisce Don Gino Rigoldi. L’ala laica e anarchica, senza recinti e senza frontiere, in cui uomini accolgono altri uomini grazie alla forza del Cristo degli ultimi. Uno solo il comandamento imperante: Vangelo e marciapiede, perché la parola dell’amore si faccia strada, cemento e raggiunga i margini della periferia.
Cannavò racconta storie di carcere, droga, prostituzione e mafia. Dipinge a tratti veloci emarginazione, clandestinità, sfruttamento e campi d’accoglienza. Sullo sfondo venti pretacci inarrestabili, sfuggenti alle leggi dell’uomo ma obbedienti all’amore di Dio.
Non c’è teoria o morale tra le tante storie che si susseguono, ma solo la testimonianza di chi mette in pratica ogni singola parola e anzi, molto spesso, preferisce stare zitto e sporcarsi le mani.

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