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Francis Bacon: l’ultimo grande surrealista

05.06.2008 - Giuliana Caprioglio



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Ancora per qualche giorno sarà possibile visitare a Milano l’importante mostra dedicata a Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992). Palazzo Reale ospita fino al 29 giugno una mostra a carattere antologico, composta da cinquanta opere dell’artista considerato l’ultimo dei grandi maestri del XX secolo.
Attraverso una selezione di quadri che va dagli anni Trenta fino ai dipinti degli anni Settanta, l’esposizione ripercorre la vicenda artistica di Francis Bacon, caratterizzata anche da alcuni periodi di crisi che portarono l’artista ad abbandonare la pittura per diversi anni. Come spesso accade agli artisti, Bacon ebbe una vita travagliata che lo vide ancora diciassettenne lasciare la famiglia per trasferirsi a Londra (poi a Berlino e Parigi) allontanato dal severo padre il quale a stento tollerava l’intenzione manifestata dal figlio di dedicarsi all’arte, peggio ancora l’omosessualità.
Un’artista inquieto ed inquietante alla ricerca dalla deformazione e dall’ambiguità che si nasconde dietro l’apparente normalità che circonda l’uomo. Bacon attinse ad un vasto patrimonio d’influenze artistiche: dal Ritratto di Papa Innocenzo X di Velázquez, al film surrealista Un Chien andalou di Buñuel e Dalì, al Massacro degli Innocenti di Poussin, fino alle tragedie di Eschilo, opere che affascinarono l’artista per via della loro capacità di turbare e scuotere i sensi. Così il grido della madre che disperatamente tenta di salvare il figlio dalla spada del soldato romano, rappresentato nella sua tela da Poussin, secondo Bacon era “probabilmente il miglior grido umano mai dipinto”. L’atmosfera di tensione e turbamento furono comuni alle espressioni artistiche e culturali dell’epoca e furono da subito condivise da Bacon. Tuttavia nel 1936 fu escluso dalla prima Esposizione Internazionale Surrealista a Londra poiché “i suoi dipinti non erano abbastanza surreali”. Veniva escluso pur essendo in perfetta armonia con i principi dei surrealisti. Frammenti di immagini, illustrazioni, riproduzioni anatomiche, radiografie costituirono il suo vasto archivio da cui, in maniera casuale ed istintiva, Bacon attingeva e traeva ispirazione, che rimescolava e ritoccava al fine di creare un’opera visionaria di forte impatto emotivo. Per i sette anni successivi Bacon abbandonò la pittura e scomparve dalla scena artistica. Successivamente tornato a dipingere, nel corso degli anni Cinquanta la fama di Bacon crebbe e l’artista si affermò a livello internazionale.
Con gli anni Cinquanta si apre anche il periodo dei ritratti di papi e cardinali. Fonte d’ispirazione erano i quadri di Velázquez, dalla cui perfezione Bacon era ossessionato. Ma in questi volti non ci sono sole le reminiscenze del grande pittore spagnolo ma anche spunti tratti dalle fotografie del papa moderno e da alcune scene della Corazzata Potëmkin di Ejzenštejn. Le mani, i volti e i colletti degli abiti dei religiosi sono resi con il colore bianco, che rende queste figure simili a fantasmi. Molti di questi ritratti hanno la bocca aperta in una sorta di ghigno beffardo. Uno dei papi di Bacon siede su di un trono fatto di una carcassa di animale, immagine anch’essa ricorrente nelle opere del pittore. Nei grandi trittici degli anni Settanta Bacon porta all’esasperazione l’attenzione sul soggetto, come se l’artista intendesse penetrare gli oscuri misteri dell’animo umano: figure anonime e distorte, spesso esseri metà uomini metà animali, che urlano nelle loro gabbie, che esibiscono provocatoriamente un macabro erotismo, figure al tempo stesso cariche del senso della morte come di aggressiva vitalità. Come spiegò il suo amico surrealista Michel Leiris nel 1966, “intensamente viventi, i personaggi di Bacon lasciano a volte vedere i propri denti, pezzetti di scheletro, stalattiti e stalagmiti rocciose che spuntano davanti alla caverna della bocca… perché, per conoscerla meglio e gustarne tutte le bellezze, non si potrebbe esplorare la vita con accanimento senza arrivare a mettere a nudo – almeno a sprazzi – l’orrore che si nasconde dietro i paludamenti più sontuosi”.
Durante un’intervista, alla domanda in cui gli si chiedeva se si irritasse davanti alle interpretazioni errate dei suoi quadri, Bacon rispose: “La gente può dare le interpretazioni che più le piacciono. Io stesso non interpreto molto quello che faccio. […] Lavoro, e il risultato di quello che faccio può anche piacermi, ma non tento di interpretarlo. Dopotutto non tento affatto di dire qualcosa, tento piuttosto di fare qualcosa”.


INFORMAZIONI
Milano, Palazzo Reale - Piazza Duomo 12.
5 marzo - 29 giugno 2008

Orari:
lunedì 14.30 - 19.30
da martedì a domenica 9.30 – 19.30
giovedì 9.30 – 22.30

Prezzo del biglietto:
€ 9,00 intero
€ 7,00 ridotto
€ 4,50 ridotto speciale

www.francisbacon.it

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