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sabato 08 agosto 2020

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Liberazione di Mastrogiacomo

Polemiche internazionali che nascondono due approcci diversi alla questione afghana

26.03.2007 - Paolo Ribichini



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La liberazione di Daniele Mastrogiacomo, giornalista rapito in Afghanistan di recente, ha scatenato non poche polemiche. Fonti anonime dell’amministrazione statunitense hanno pesantemente criticato le modalità di liberazione attraverso un vero e proprio scambio tra cinque prigionieri talebani e il giornalista. Il governo italiano, attraverso il sostegno di Emergency e del governo afghano, ha trattato direttamente con i talebani il rilascio di Mastrogiacomo. Gli USA, la Gran Bretagna e l’Olanda accusano il governo italiano di aver indebolito, così, il fronte occidentale contro il terrorismo, per aver trattato direttamente con i terroristi e per aver permesso ad alcuni guerriglieri di tornare in libertà. Inoltre, ora il pericolo è che i giornalisti vengano usati come strumenti per ottenere risultati politici da parte della guerriglia talebana.

Le critiche rivolte al governo italiano non sono del tutto prive di fondamento. Spesso cedere alle richieste dei rapitori significa incentivare nuovi rapimenti. Lo sappiamo bene noi italiani che siamo riusciti a risolvere il problema dei rapimenti a scopo di estorsione sul nostro territorio, non consentendo, appunto, alcuna possibilità di trattativa, attraverso il blocco dei beni dei familiari del rapito. Certo, però, che i rapimenti a scopo di estorsione sono ben altra cosa rispetto ai rapimenti politici. Di fronte al rapimento di Aldo Moro il governo, in prima linea nella battaglia contro le Brigate Rosse, non consentì alcun margine di trattativa con il terrorismo e lasciò solo Moro nelle mani dei suoi rapitori. Non c’erano beni da bloccare, non c’erano soldi da pagare. In ballo era l’onore ed il prestigio dello stato. Perché nel caso di Mastrogiacomo ci si è mossi in maniera differente, permettendo o addirittura ricercando una possibilità di trattativa? È probabile che dietro ci sia stato un segnale politico da parte del governo italiano, un segnale ben chiaro indirizzato alla comunità internazionale: con i talebani si può e si deve trattare. Perché? Perché in Afghanistan abbiamo perso ed il compromesso sembra essere l’unica via d’uscita per salvare il salvabile. Non è un caso che l’amministrazione americana abbia criticato le modalità di rilascio di Mastrogiacomo e contemporaneamente la richiesta italiana di una conferenza di pace che veda la partecipazione di una delegazione talebana.
È probabile che il governo italiano non si sia mosso nella maniera migliore per salvare Mastrogiacomo. Tuttavia quando è in ballo la vita di una persona è difficile sostenere cosa sia giusto o cosa sia sbagliato. Sta di fatto che abbiamo pagato un prezzo elevato, molto elevato, che rischia di compromettere importanti equilibri diplomatici.

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