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Mario Schifano inviato speciale nella realtà

20.07.2008 - Giuliana Caprioglio



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Dove: Galleria nazionale d'Arte moderna
Viale Delle Belle Arti 131
Apertura: fino al 28 settembre 2008
Orari: martedì - domenica dalle 8.30 alle 19.30. Chiusura il lunedì
Biglietti:
Euro 9 Intero, Euro 7 Ridotto.

A dieci anni dalla scomparsa di Mario Schifano, la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma ospita la prima grande retrospettiva dell’artista nato a Homs, in Libia, nel 1934. L'allestimento presenta le opere, centotrenta tra dipinti e disegni, decennio dopo decennio, seguendo il percorso artistico e personale di Schifano: l'esperienza informale degli anni Cinquanta, i monocromi dei primi anni Sessanta, la rivisitazione della storia dell'arte, i temi che lo hanno accomunato alla Pop art, la sperimentazione tra pittura e fotografia degli anni Settanta, il ritorno alla pittura negli anni Ottanta e Novanta.
La mostra ha come obiettivo quello di offrire una visione d’insieme dell’opera di Schifano, la cui attività è scandita dalla creazione di cicli tematici, fino a sconfinare nel linguaggio multimediale. Il grande NO rosso su campo bianco del 1960 è efficace “manifesto” della vicenda artistica di Schifano. Come raccontò Fulvio Abbate sull’Unità, il grande No rosso nel 1994 finì sui manifesti di Rifondazione, fu il segretario di allora, Sergio Garavini, a chiederlo in prestito per una campagna elettorale referendaria: «Bisogna proprio dire che sui muri delle città faceva davvero la sua porca figura, il NO rosso di Schifano, faceva proprio piacere vederlo in strada, era davvero qualcosa di spiazzante rispetto a ogni altro segno elettorale» scrisse Abbate.
Achille Bonito Oliva curatore della mostra descrive Schifano come un inviato speciale nella realtà, un artista che ha vissuto a ridosso delle cose, con un occhio all’arte e due alla vita, un uomo profondamente legato al proprio tempo; cosa che ha conferito forza anticipatrice alle sue opere. Schifano rappresenta lo spirito del suo tempo, così Compagni compagni del 1968 ritrae bene l’ansia di rinnovamento, il boom economico, il passaggio della società italiana dalla civiltà contadina a quella industriale. I quadri degli anni Settanta sono testimoni della tensione politica internazionale e del ruolo crescente della televisione (ad esempio Era nucleare e Paesaggio TV del 1970). «Schifano era uno che leggeva i giornali» disse ancora di lui Abbate. Un artista eclettico diviso tra astrattismo e figurativo, tra pittura e multimedialità, in grado di spaziare dalla fotografia al cinema; Schifano capì che la tecnologia filtrava il rapporto con il mondo, che la televisione era diventata una finestra sulla realtà, uno strumento di globalizzazione e contatto, in grado di ridurre le distanze geografiche. La mostra si conclude con un quadro emblematico Il seduttore del 1995, che rappresenta un televisore spento. A partire dagli anni Ottanta, Schifano torna alla figurazione con uno stile di forte impatto emotivo, di questi anni sono le grandi tele colorate Il parto numeroso della moglie collezionista (1984), Biciclette (1984), La chimera (1985), Leptis Magna (1985), Convegno verde (1987). L’ultima parte della mostra comprende i disegni, le polaroid che ritraggono istanti di vita che spesso Schifano trasferiva sulla tela e il montaggio antologico dei film dello stesso Schifano, a cura di Luca Ronchi.

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