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martedì 18 febbraio 2020

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Recensione mostra: Agostino Tassi

A Palazzo Venezia le opere dell’artista “maledetto”

20.07.2008 - Chiara Comerci



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Dove: Roma, Palazzo Venezia
Apertura: fino al 21 settembre 2008
Orari: martedì - domenica dalle 9.00 alle 19.00. Chiusura il lunedì
Biglietti:
Euro 7 Intero, Euro 4.50 Ridotto.

La prima metà del XVII secolo ha già visto lo sconvolgersi delle regole pittoriche tradizionali. Caravaggio ha fatto irruzione sul panorama artistico italiano e romano in particolare, e il confronto con questo gigante della pittura è inevitabile per tutti.
Anche per Agostino Tassi, le cui opere sono esposte fino al 21 settembre al Museo Nazionale di Palazzo Venezia, che tuttavia salì agli onori delle cronache più per la sua vita dissoluta e violenta che per i suoi meriti artistici.
La violenza compiuta sulla pittrice Artemisia Gentileschi, alla quale insegnò i rudimenti della prospettiva, identifica infatti, già fra i suoi contemporanei, i comportamenti del pittore, "mal huomo, mal cristiano e senza timor di Dio", e ne oscura la fama.
Dal 1610, data in cui il Tassi ritornò a Roma dalla Toscana, fino almeno al 1635, egli fu una presenza fondamentale nell'ambiente artistico dell'epoca. Abilissimo autore di architetture illusionistiche, per più di vent'anni affrescò i più importanti palazzi romani. Per tre pontificati, da Paolo V a Urbano VIII, ricevette commissioni su vastissima scala dalle famiglie papali, fino alla morte, avvenuta nel febbraio del 1644. Dipinse al Quirinale, in Vaticano, nei palazzi Pallavicini, Odescalchi, Lancellotti, Costaguti e Taverna, collaborando con i più famosi artisti del suo tempo, Guercino, Domenichino e Lanfranco. Del linguaggio caravaggesco, pur nella diversità di genere, rimangono i forti contrasti tra luce ed ombra, mentre importanti furono le esperienze della pittura di paesaggio del nord Europa, della quale egli fu  mediatore con la cultura italiana. Attento osservatore della realtà, che riprodusse fedelmente, il pittore mantenne comunque l'uomo al centro della “sua” natura. Amò combinare dettagli estremamente realistici in visioni oniriche, trasportando edifici antichi e cinquecenteschi di Roma e dintorni sulle rive del mare. Un gusto teatrale, perfettamente in linea con l’arte secentesca in genere, spesso traspare anche in dipinti dal soggetto drammatico, come le tempeste di mare e gli incendi notturni di città. Influenzato dal fiammingo Paul Bril, attivo a Roma in quegli anni, Tassi fu maestro di Claude Lorrain e interagì con il giovane Nicolas Poussin, nei primi anni del suo soggiorno romano. Originale inventore di soggetti e composizioni, sarà determinante per molti aspetti della pittura di paesaggio e di quadratura per tutto il Seicento e oltre. Vengono da lui indagate tutte le declinazioni del paesaggio, dalle architetture immaginarie alle tempeste di mare, dalle vedute topografiche alle scene di vita portuale. Per dirla con le parole del biografo seicentesco Giuseppe Passeri, Tassi fu "ricco nelle invenzioni, vario e capriccioso ... di gusto raro et esquisito".

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