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martedì 18 febbraio 2020

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Quando poesia e solidarietà s’incontrano

20.07.2008 - Michela Monferrini



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Se quello italiano è un popolo di scrittori, nel proliferare continuo di premi e concorsi letterari, ce n’è uno che supera i confini nazionali, mirando a riunire le opere poetiche di giovani provenienti da ogni parte del mondo e intendendo così rappresentare un messaggio, un segnale di fratellanza concreto.
Il Concorso Internazionale di Poesia Castello di Duino, ideato dalla professoressa Gabriella Valera Gruber e organizzato dall’associazione “Poesia e Solidarietà” di cui la stessa è presidente, ha già all’attivo quattro edizioni, e a breve, sarà accompagnato da una nuova iniziativa pensata per il dialogo tra giovani di diversa provenienza.
A settembre, si terrà infatti, a Trieste, il primo Forum – Giovani Internazionale sul tema  Diritto di dialogo: associazionismo e cultura della “parola” per una nuova solidarietà. Già previsti, interventi di giovani provenienti da paesi d’area balcanica, Israele, Nigeria, Tibet, Sud Africa, Repubblica Democratica del Congo, Stati Uniti.
Intervista alla professoressa Valera Gruber:
    
Com’è nata l’idea del Premio?

Innanzitutto, devo dire che sino al 2004 ho sempre respinto l’idea di promuovere un premio letterario, ed in particolare un premio di poesia. Ci sono troppi valori intrinseci nelle parole per poter essere messi a confronto; e c’è una certa “forma”, che costituisce  uno degli elementi distintivi del testo poetico, che si sottrae ai canoni: non vi è modo di graduare fra i linguaggi se questi tendono a farsi “raffinati” fino alla quasi “perfezione” dell’adesione fra ciò che si genera “dentro” e ciò che si comunica “fuori”.
Ho deciso di promuovere il concorso, incoraggiata da Ottavio, mio marito, sull’onda di una grande emozione, dopo un incontro di poesia fra i ragazzi del Collegio del Mondo Unito di Duino (Trieste), straordinaria istituzione di dialogo e di pace dove ragazzi di tutto il mondo vivono e studiano insieme per due anni, confrontando e rispettando pensieri, religioni, usi. Quelle lingue diverse che risuonavano, quell’innocenza e quell’energia della mente e della parola, ci hanno indotto a credere che sarebbe stato possibile promuovere un concorso in cui sarebbe prevalsa la voglia di esprimersi rispetto alla voglia di competere, sarebbe prevalsa la verità della parola sull’artificio di certa forma.

Poi però il concorso è arrivato ad ottenere una grande partecipazione in poco tempo. Come  è stato possibile?


Semplice: lavorando molto per la diffusione qualificata del bando (per la IV edizione del concorso abbiamo inviato 7000 messaggi ad associazioni, istituzioni, università, scuole, network giovanili, etc.) In secondo luogo, credo che giochi anche molto la percezione dei valori che attraverso questo concorso si vogliono diffondere: valori positivi del linguaggio e della solidarietà. I giovani lo avvertono e partecipano. La gratuità fa il resto, ma anche la possibilità di partecipare con testi in lingua originale che vengono valutati come tali è molto importante

Cosa significa per lei, sul piano personale, farsi carico di quest’impegno?


Intanto, ha significato alcune cose pratiche. Io sono una storica; da tempo ho in preparazione dei libri che costituiscono il risultato di tutte le mie ricerche, condotte in anni di lavoro. Ho dovuto rimandarne il completamento: il lavoro per il progetto/concorso, non mi ha permesso di dedicare ad esso tutto il tempo necessario. Questo è un grande sacrificio, ma ho l’impressione che dal concorso si stia costituendo un movimento culturale, quindi mi sembra di non venire meno al mio compito di intellettuale. Il mio desiderio è quello di mettere a dimora dei semi che faranno crescere arbusti e alberi. Spero di trovare l’appoggio di giovani poeti (e non) che comincino a riconoscere fino in fondo il messaggio di Poesia e Solidarietà (è questo il nome che ho dato all’associazione che ho fondato per sostenere il concorso, associazione di cui sono presidente e che si occupa di molte altre attività ispirate dallo stesso messaggio di diffusione di valori positivi anche nelle aree del disagio). Spero che  i “ragazzi del concorso” diventino, essi stessi, attori di questo progetto, facendosene ambasciatori presso i paesi di provenienza.
 
In cosa consistono i nuovi progetti, come ad esempio il Forum?

Il Forum è la diretta conseguenza di questo mio desiderio. E’ nato dalla riflessione sulle poesie della IV edizione del concorso, il cui tema era “Voci/silenzio”. Ho pensato che tra voci e silenzio il mistero della parola doveva essere ritrovato, nel dialogo, nel logos. Il Forum su “Diritto di dialogo”  può essere il primo passo verso quel network a cui aspiro, in cui poesia e progetti umanitari, linguaggio e solidarietà, facciano parte di un unico grande piano di cultura e di pace.

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