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lunedì 24 febbraio 2020

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Macro, estate 2008. All’insegna di tre grandi nomi

28.07.2008 - Silvia Magna



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E se l’arte fosse una stanza buia?e se l’arte fosse una cella di Guantanamo? E se l’arte fossero spezie e lycra? Dove sono finiti i dipinti rinascimentali e la prospettiva centrale?
Dove è finito il cartesiano “cogito ergo sum” che per secoli ha illuminato il cammino dell’uomo?
L’arte oggi è questo è altro. La installation art, la performance, l’happening e il site specific superano la tradizione e creano idee nuove, libere dalla ormai esaurita pura figuratività.
Il novecento è stato il secolo cruciale, la liberazione e il decollo della percezione, delle teorie sulla condizione del soggetto e dell’oggetto, dell’utilizzo di nuovi e disorientanti mezzi.
L’arte installativa per la prima volta si concentra sul fruitore, dialoga con lui, lo disorienta, lo rende parte principale e necessaria per l’esistenza dell’opera. Il soggetto è frammentato e decentrato, non riconosce più la sua unità e si ricerca nel contesto, a volte come in una scena onirica, altre come in un “inghiottimento mimetico”, altre ancora come in una struttura socio-politico.
Gli anni ’50 del 1900 sono stati l’input insieme alla scultura minimal e le teorie fenomenologiche di Merleu Ponty, ma anche a Freud e al surrealismo, senza dimenticare l’action painting di Pollock.
Macro ospita tre grandi artisti: il brasiliano Ernesto Neto, l’italiano Paolo Chiasera e il danese Gregor Schneider. Distribuiti rispettivamente nell’atrio, al primo e al secondo piano del museo di arte contemporanea di Roma, sono in grado di regalare sensazioni inaspettate.
Neto gioca come sempre con il profumo delle spezie, con la loro essenza pungente e con l’elasticità della lycra, creando strutture mobili, distese e pesanti, che tentano di ridurre la percezione dello spettatore a solo due dei cinque sensi: olfatto e vista, tentando in alcuni momenti anche la ricerca dell’esperienza tattile.
Paolo Chiasera, giovane italiano nato nel 1978, continua ad affermare il suo talento creando un’opera destinata a rimanere permanentemente a Roma presso la Sala Panorama. “forget the Eroes”: illustra il processo infinito di creazione e distruzione, per la generazione degli anni ’80, appiattita, conformata e cresciuta da videogiochi e omologanti oggetti tecnologici.
L’esperienza più disorientate resta sicuramente l’installazione di Schneider: Il buio e il silenzio avvolgono immediatamente lo spettatore, che presto si imbatte in finti e quanto mai realistici cadaveri scaraventati  a terra. Un percorso narrativo all’interno di un’abitazione dove tutto è ricostruito nei minimi dettagli e dove è inserita la spiazzante riproduzione di una cella di isolamento del carcere di Guantanamo.
Video, oggetti e stanze ci riportano a un processo di adattamento in una realtà inaspettata in cui il finale ci sconvolge totalmente: dopo aver attraversato il corridoio, anch’esso buio, che conduce all’altra ala del palazzo ci troviamo di fronte la stessa identica scena. I cadaveri però, questa volta sono molto più vivi di quanto pensassimo.

Info:
MACRO, Via Reggio Emilia 63
Roma
orario: martedì-domenica 9.30-19.00
ingresso  
Possibilità di abbonamento annuale al costo di 25 euro sotto i 26 anni e 50 euro prezzo intero.

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