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Marilyn and friends – fotografie di Sam Shaw

02.11.2008 - Michela Monferrini



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Image Hosting by Picoodle.com Il titolo non inganni: dei friends non v'è traccia. Delle foto - non più di quindici - che Sam Shaw le scattò tra il 1956 e il 1958, Marilyn è assoluta protagonista (salvo un paio di scatti che la vedono in compagnia di Arthur Miller e Frank Sinatra). Sensualità e solitudine: non c'è stato artista che sia riuscito a raffigurare o raccontare il ciclone Marilyn senza fare i conti con l'ingombrante binomio che rappresentava tutto il suo modo d'essere.

Nel racconto "Una bellissima bambina", Truman Capote la ricordava con indosso un abito degno della "badessa di un convento in udienza privata dal Papa" (si era vestita in quel modo per non farsi riconoscere dai passanti) e però radiosa come "una vergine pubescente", e così irrequieta e timorosa, come se le lacrime fossero sempre sul punto di scenderle sulle guance.

In quello stesso racconto-intervista, Marilyn si lasciava andare a piccole confessioni (in parte, o  completamente frutto dell'estro di Capote) che ne rivelavano la fragilità: "La Hepburn è una persona straordinaria, sul serio. Mi piacerebbe averla come amica. Così qualche volta potrei telefonarle", o anche "Gli uomini mi trattano bene. Quasi come se fossi un essere umano".

Ecco, Capote e Sam Shaw incontravano Marilyn a distanza di pochi mesi, e ne coglievano i medesimi tratti. Anche quando, in queste foto, è colto il famoso attimo del vestito bianco che si solleva (e "fa scorrere saliva in bocca all'uomo che la sta guardando", come scrive Erri De Luca in una delle sue ultime poesie), è pur sempre percepibile l'inquietudine che ne ha accompagnato la breve vita, forse anche perché l'obiettivo del fotografo amico riusciva a cogliere la donna più che l'attrice. A colori o in bianco e nero, tra le onde del mare - esplosiva nel suo costume bianco - così come immersa nella schiuma d'una vasca da bagno, o al parco, in automobile, in sala trucco: comunque e dovunque l'abbia colta, Shaw è rimasto lontano anni luce dalle zoomate che dal 1962 avrebbe realizzato sul suo volto Andy Warhol, contribuendo a rafforzarne il mito (fondato poco prima dalla misteriosa morte di lei). È lontanissimo, Shaw, dall'artificialità della ripetizione; dai colori pop che ne facevano una maschera o peggio, un cartoon; dall'acconciatura da star con cui Marilyn s'è fissata nell'immaginario collettivo.

Emblematica dell'intera esposizione è la foto che la ritrae in Central Park, seduta su una panchina, intenta a leggere un giornale che però non la nasconde. Accanto a lei, sulla stessa panchina, due innamorati si scambiano effusioni e sorrisi. Nella realtà non sarebbe accaduto niente di tutto ciò. Nella realtà le avrebbero subito chiesto un autografo da portare a qualche parente,  o una fotografia, come accade nel racconto di Capote. E però, pur nella sua infondatezza, è questo lo scatto più sincero: con Marilyn a pochi centimetri dalla felicità eppure esclusa da quella condizione. Noi, gli spettatori, adesso lo sappiamo e la capiamo. E siamo friends in ritardo.

 

Marilyn and friends - fotografie di Sam Shaw

Il Margutta Ristorarte - via Margutta, 118 Roma

dal 16 ottobre al 23 novembre 2008

 

 

 

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