Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


giovedì 09 aprile 2020

  • MP News
  • Cultura

Di Claudio Scarpelli e della sua fuga dalla morte

19.12.2008 - Andrea Pergola



LIBRI - "Nel corpo del mondo - La mia malattia e il dolore delle donne che ho incontrato"

Dopo i Monologhi della vagina, Eve Eisler racconta il Tumore e i suoi Sogni
Leggi l'articolo

APPUNTAMENTI - Al Festival di Urbano la star è Bach

Rese leggenda da Gleen Gould negli anni '50, le Variazioni Goldberg vengono riproposte nella loro versione originale...
Leggi l'articolo

APPUNTAMENTI - Il Festival di Urbino si apre con le Tarantelle del Rimorso interpretate da Pino De Vittorio

Sabato 18 luglio, alle 21.30, si apre la 47a edizione del Festival di Musica Antica
Leggi l'articolo


BREVE INTRODUZIONE

Claudio Scarpelli è un assistente di laboratorio e porta avanti il suo mandato nel sempre più decadente istituto tecnico Galileo Galilei di Roma. Il Galilei è uno strano posto. Una sorta di grande prigione, grigia e pericolante. Visto dall’alto assume i contorni tragici del campo di concentramento. Al suo interno ogni cosa ed ogni persona sembra stabile, immobile e al limite della sopravvivenza.
In questo seriamente improbabile strato di cemento che fu diretto da Guglielmo Marconi e frequentato da Battisti, Mastroianni e qualche brigatista, al terzo piano c’è una chiazza di colore. Non di allegrìa. Ma di colore.
Al terzo piano c’è Claudio Scarpelli.

Claudio Scarpelli era un pizzardone, un vigile in divisa e cappellone. Ora si autodefinisce “cameriere tecnico”, e serve amperiometri agli assonnati, assenti e distratti studenti. Ma è questa solo una copertura: sarebbe, se lo volesse, uno degli artisti romani più apprezzati. Eppure, vuoi per pigrizia, mancanza di contatti, mefistofelico destino, Claudio Scarpelli non è il più apprezzato artista romano.

E domenica 21 dicembre ha esposto le sue opere (al Defrag) in quella che è stata, più o meno, la sua prima mostra.

Vito struzzo striminzito
Vito struzzo striminzito

 

LE SUE OPERE PARTE PRIMA: le ri-creazioni

Non è poi così difficile comprendere la sua arte: perché lui, riassumendo, fa bene quel che riusciva male al dr. Frankeinstain: dona la vita alle cose morte.
Passeggia per strada, portando con sé lunghi capelli, un pettinino in tasca e un sigaro nell’astuccio. Con gli occhi, accesi a centonovanta metri dal suolo, si imbatte, ogni tanto, in “pezzi di cose”. “Pezzi di cose” appartenenti a cose rotte, cose vecchie, cose strane. Pezzi di legno dalle forme ambigue, pezzi di plastica di dio solo sa cosa dalle forme curiose, pezzi di ferro dai colori buffi, pezzi di carte dall’aspetto tragico.
Si china, raccoglie, conserva. A volte passa oltre, sforzandosi di domare l’istinto per non si sa bene quale motivo, poi si ferma, fa tre passi indietro, si china, raccoglie, conserva.
Poi unisce, incolla, cuce, salda i “pezzi di cose” tra loro, quando tra i “pezzi di cose” vede nascere la giusta alchimia, il giusto equilibrio e, quindi, dona la vita ai “pezzi di cose” ormai morte.
Link galleria di opere


LE SUE OPERE PARTE SECONDA (ma anche terza): Blob cartacei e Racconti deliranti

Legge e sfoglia riviste dalla cima al fondo. Poi ritaglia e strappa foto, didascalie, slogan pubblicitari. E frulla tutto assieme dando nuova vita alla carta che presto avrebbe patinato le pattumiere.
E crea blob cartacei, orgiastici (e taglienti, deprimenti, caustici, euforizzanti, piagnucolanti eccetera eccetera) frammenti di informazione rielaborata se non addirittura autoprodotta, certamente saccheggiata. Puntuali analisi sociologiche, precisi editoriali giornalistici: in una foto e 4-parole-4 signori!
E crea i racconti deliranti.
A vederli sembrano 9 normalissimi quaderni a righe o quadretti. Ad aprirli spunta fuori una tela fitta e scandalosa di parole assemblate arbitrariamente, strappate dall’originario contesto e reinserite delicatamente e dittatorialmente in un nuovo mondo.
Come se quelle frasi, prima sprecate e sputate, chiedessero a Claudio asilo ed una nuova identità di copertura. Salutassero tutti e, per proteggere amici e familiari, si rifugassero in una nuova vita. Forse tristi perché alienate dal loro mondo. Ma piene di voglia di dire e di fare. Eppure gettate in uno stato di allegrìa parziale perché ammantate di melancolìa e di nostalgìa per il vecchio mondo.
Ecco: sembra che quelle parole da piccole siano state violentate. Ed ora siano parole adulte con qualche problema e disturbo in più. Ma sulla retta via.

Intervistata dalla CNN (mai), Claudio dichiara:

“Queste foto (che io non ho scattato) e questi testi (che io non ho scritto) sono, nel loro arbitrario assemblaggio, la mia risposta creativa al dolore e all'impotenza che mi attanaglia cuore e coscienza davanti ai quotidiani orrori del mondo.”


I PERCHE’

Sembra che dietro tutto ci sia la morte.
Yeppa.

La non accettazione della morte che porta alla rigenerazione delle cose morte.
La non accettazione della merda che devasta il mondo, che porta alla manipolazione della suddetta merda. Un fine lavoro di restyling. Un’estetista della merda.
E’ sentirsi un po’ dio, in fin dei conti. Un po’ di sputo, di colla, di fango, di forbici per creare castelli, fate, viandanti, messicani che scappano alla frontiera, falli di legno, telefoni porta telefoni, bagasce innamorate, stampelle innamorate, formicai aspiratori, santi operai.
Si, ok, crea castelli. Ma sono pur sempre  castelli fatti di merda.
Decostruire la realtà per ricomporla nel bello, nel divertente, nell’ironico, quando non nello sconvolgente, nel deprimente, nel ributtante.

E’ un punto di vista diverso. Una realtà parallela. Un mo(n)do come un altro per illudersi e dissociarsi dal mondo. Nell’irrimediabile impossibilità di farlo realmente. E permanentemente.

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.