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martedì 22 settembre 2020

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Roma Tre incontra Roberto Saviano

Nella Facoltà di Lettere e Filosofia il movimento dell’Onda organizza un importante incontro con lo scrittore campano, il quale parla per la prima volta di fronte ad una folla di studenti universitari accorsi per ascoltarlo

20.12.2008 - Daniele Maurizi



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www.flickr.com/photos/internaz/2902291068
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Nel pomeriggio di Mercoledì 17 Dicembre l'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre si è gremita di persone, studenti e non, per assistere alla proiezione di "Gomorra", il film di Matteo Garrone ispirato all'omonimo libro di Roberto Saviano. La proiezione era inserita all'interno del programma nell'ambito della giornata "Il Sud d'Italia, il Sud del Mondo. Tra legalità e razzismo".

Al termine entra in aula Roberto Saviano. Il suo ingresso è stato preceduto da lunghi, interminabili minuti di applausi da parte degli studenti, di quelli che si riservano agli interpreti delle opere teatrali al termine dello spettacolo. A Lettere lo spettacolo doveva ancora cominciare. La camorra e tutte le manifestazioni della criminalità organizzata sono state il leitmotiv della dissertazione, le foto e le immagini il filo conduttore che Saviano ha utilizzato per evocare il "dramma nascosto" che come un'etichetta viene addossato al Sud Italia, ma che interessa tutto il Paese.

Il viaggio attraverso le mafie, specialmente quella della camorra campana, si apre con dati terribili, che evocano scenari di guerra. Si parla di un'organizzazione criminale che ha disseminato circa 4.000 morti durante la sua esistenza, più del fondamentalismo islamico, di un'organizzazione che è anche economica, la più potente e redditizia in Italia, con un fatturato annuo stimato per difetto che ammonterebbe a circa 100 miliardi di euro (dati accertati e diffusi dallo Stato Italiano). Solo due i comuni della provincia di Napoli che non sono stati interessati da indagini giudiziarie legate alla criminalità organizzata. Le mafie fanno parte del tessuto economico e sociale del Paese e la ritrovi dove meno te l'aspetti: nel settore del trasporto dei carburanti, nel tessile, nella ristorazione, negli alberghi, finanche nella gestione del trasporto del pane.

Le foto cominciano a scorrere e subito si capisce come si fa ad instillare nella cultura di un luogo la mafiosità. Ragazzini che non sono neanche giovani uomini che assistono in prima fila all'esecuzione dei primi rilevamenti delle forze dell'ordine di fronte al morto di turno coperto da un lenzuolo, mancato presidio del territorio, formazione scolastica assente, famiglie decimate dalle morti e dalle incarcerazioni. Le sensazioni sono agghiaccianti e la paura diventa terrore quando assaporiamo l'indifferenza di chi sorseggia un caffè mentre di fronte alla vetrina del bar si vede l'ennesimo lenzuolo bianco steso sull'asfalto. Ma chi siamo diventati? Se ci si pensa un po' il comportamento non è confinato al Sud Italia, ma si ripete quotidianamente quando davanti alle nostre tavole ceniamo con il tempo scandito da immagini e servizi di telegiornale che gridano al sangue e alla violenza di ogni tipo. Abbiamo fatto l'abitudine alla morte, abbiamo spento il ribrezzo e l'orrore di fronte all'ingiustizia e questo è il terreno fertile su cui prospera l'illegalità, il malaffare.

Saviano poi si spinge sul terreno dell'accusa politica, con l'obiettivo di invitare alla riflessione le persone presenti, i giovani, perché da loro parta una protesta fortissima e riescano a cambiare la classe politica che "regna" adesso nel Paese. Stoccata micidiale alla sinistra "che regna da dieci anni in Campania e Calabria", nelle quali ricorda le provate relazioni con la criminalità organizzata e l'imprenditoria corrotta.

L'incontro prosegue e raggiunge il suo apice quando si sofferma sull'importanza del linguaggio e di quella che ad esso danno i camorristi. Emerge il quadro di un'informazione connivente e appiattita sul dorso della criminalità. Dalle diapositive delle prime pagine di alcuni quotidiani locali è chiara la strumentalizzazione dell'informazione da parte dei clan locali che la utilizzano per mandare messaggi cifrati alla gente e ai loro compagni/nemici. Fa paura vedere che sono stati coinvolti cardini importanti della struttura sociale e culturale, che si può agire veramente quasi a viso scoperto senza venire censurati di qualcosa. Qui emerge davvero il fallimento dello Stato e viene da chiedersi se ha più senso che esso esista così com'è, inerme, assente, dunque complice.

L'aula è unita in una sincera solidarietà con Saviano. In un'ora e mezza non è volato un fiato. Tutti erano raccolti in un abbraccio silenzioso per questo ragazzo di neanche trent'anni, che è costretto a viaggiare costantemente sotto scorta a causa delle minacce di morte che gli sono state rivolte da esponenti del clan dei Casalesi. Alla fine ancora applausi. Peccato la mancanza di tempo per aprire un dibattito fatto di domande e risposte. Lasciamo Saviano e sciogliamo l'abbraccio silenzioso, ma non la nostra vicinanza solidaristica, perché la sua lotta è anche quella che facciamo noi, ogni giorno.

 

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