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sabato 28 marzo 2020

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L'altro lato del Rinascimento

Fino al 21 febbraio 2009

06.10.2008 - Dario Pasquini



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Image Hosting by Picoodle.com La pittura fiamminga del Quattrocento è uno di quei capisaldi dell'arte che non si può non conoscere e ammirare stupiti.

Di circa una generazione successiva al periodo in cui Donatello, Brunelleschi e Masaccio creavano il Rinascimento italiano, nel regno di Borgogna (a cui lo storico Johan Huizinga dedicò agli inizi del Novecento un libro che è un capolavoro della storia sociale) alcuni pittori svilupparono un modo di dipingere che rivoluzionò l'arte mondiale, influenzando profondamente anche il contesto italiano.

Il segreto di questa pittura è tutto nella tecnica della pittura a olio, che permette di raggiungere una precisione impossibile con la tempera, che allora era imperante quasi ovunque.

Sono i "Coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck (1434, Londra, National Gallery) il capolavoro più conosciuto di quest'epoca della storia dell'arte. Se si compara quest'opera, la sua perfezione nella resa dei particolari, nelle espressioni dei volti e nei giochi di luce e di prospettiva, con la contemporanea pittura italiana (Andrea del Castagno, Paolo Uccello, Beato Angelico, Domenico Veneziano, Pisanello, Gentile da Fabriano, Francesco Squarcione), essa ha senz'altro la meglio in quanto a "modernità".

Oltre a Jan van Eyck e suo fratello Hubert, furono Robert Campin, da molti identificato con il Maestro di Flémalle, e Rogier van der Weyden, a spianare la strada verso l'evoluzione della pittura fiamminga che porterà da Hugo van der Goes, Joos van Cleve, Jan Gossaert (detto "il Mabuse"), fino a Dürer, Pedro Berruguete, e a Rubens, Frans Hals, Rembrandt e Vermeer.

I due artisti, Campin e van der Weyden ebbero un rapporto professionale: Campin fece lavorare van der Weyden nella sua bottega. Tuttavia a tutt'oggi la definizione dei confini fra la produzione dei due rimane incerta e, come scrive è scritto nel catalogo della mostra, entrambi i personaggi non sono ancora definiti come lo sono invece Rembrandt o Rubens.

Se rimane incertezza sui confini fra i due artisti, l'esposizione però le sue scelte le fa, a partire da decidere di non nominare Robert Campin al posto del Maestro di Flémalle, scelta che sicuramente ha suscitato non poche perplessità nella comunità scientifica, così come quella di attribuire la maggior parte delle opere alla bottega del Weyden e non al maestro stesso.

Ma, passando alle opere esposte, stupisce la qualità e la quantità dei prestiti concessi: dal trittico de Merode del Maestro di Flémalle, dal Metropolitan di New York a opere che sono difficilmente visibili al grande pubblico, come il Trittico Abegg, del Weyden e bottega, dall'omonima fondazione vicino Berna. Esposta solo a Francoforte l'espressiva crocifissione del Maestro di Flémalle, proveniente dal Museo della città,

La mostra, ospitata proprio allo Städel Museum, durerà fino al 22 febbraio 2009 e poi si trasferirà a Berlino, dove alcune opere saranno esposte in esclusiva in questa sede. 

 

Il Maestro di Flémalle e Rogier van der Weyden

Städel Museum, Francoforte,

dal 21 novembre al 21 febbraio 2009

ingresso 12 euro

 

 

 

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