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giovedì 02 aprile 2020

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Napoli: Seminario Internazionale sui Beni Comuni

Intervista a Ubaldo Grimaldi

09.01.2009 - Angela Di Matteo



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Il Seminario Internazionale sui Beni Comuni si è tenuto a Napoli dal 2 al 5 Dicembre 2008. Molte le nazioni partecipanti oltre all'Italia: Danimarca, Belgio, Norvegia, Giordania, Palestina, Turchia, Marocco, Austria.

MP intervista Ubaldo Grimaldi, Dirigente Scolastico dell'I.S. "A.Tilgher" di Ercolano, l'istituto che ha promosso questa rete di interscambio internazionale.

Professore, perché un seminario sui Beni Comuni?

Quello dei Beni Comuni è un tema non di moda e, sicuramente, assai scomodo. E' l'essenza di una pedagogia nuova, una pedagogia 'scandalosa' che educa alla cooperazione nell'impero della competizione, alla solidarietà nell'era dell'individualismo, al primato dell'interesse pubblico e collettivo nell'epoca del pensiero unico mercantilista. Una pedagogia che educa al Bene Comune, cioè il bene-essere di tutti posto al centro dell'azione educativa, sia nella sperimentazione di contenuti 'altri' che nel tentativo di immaginare forme diverse nella metodologia didattica, inclusive anziché escludenti, efficaci piuttosto che efficienti. E, soprattutto, nel far intravedere spiragli di azione che possano costituire un seguito alle troppe parole. E' imparare cosa è la Politica,  quella con la P maiuscola, non quella meschina ed antieducativa di potere e di partito, ma quella che si coniuga al plurale, la cura per gli altri, per i simili e per i diversi, per le comunità e per il territorio.

Quali sono i temi che sono stati trattati durante quest'incontro con maggiore preoccupazione?

L'idea di Mediterraneo ha fatto da contenitore in cui sono state inserite sessioni diverse, ognuna dedicata a un Bene Comune. Abbiamo affrontato questione relative al patrimonio storico, culturale e ambientale, alla democrazia, all'acqua, all'ambiente e anche all'informazione, bene comune da non sottovalutare, soprattutto nell'era mediatica in cui ci troviamo oggi.

Professore può farci un esempio dei risultati del vostro lavoro di interscambio culturale?

Ricordo il progetto 'Atlante sonoro' voluto dal Miur negli anni scorsi e gestito dalla Direzione regionale della Campania. L'idea era quella di costruire, attraverso ricerche fatte dagli studenti di sette scuole di tutta Italia, una carta geografica dell'area mediterranea, fatta non di pianure, mari e monti o città, ma di musica e strumenti musicali. In questo modo siamo arrivati a scoprire, seppure in modo parziale ed incompleto come documenta il dvd che ha costituito il prodotto finale del progetto, i molteplici tratti che accomunano la cultura musicale che si può a buon titolo definire mediterranea, le somiglianze a volte incredibili che si possono notare nelle modalità e nelle sonorità della musica dei popoli delle rive di questo mare, le contaminazioni che affiorano nei contesti più diversi e che spesso fanno l'originalità e la qualità delle produzioni musicali.

Cos'è per lei il Mediterraneo?

Pensiamo che il Mediterraneo possa costituire uno spazio privilegiato per costruire un'alternativa, perché si possono rinvenire nel suo dna storico e culturale possibili strategie per affrontare i gravi problemi di quest'area, strategica per tutto il mondo contemporaneo. Strategie da considerarsi parallele e non alternative a quelle politiche ed economiche, che pure vanno praticate nonostante i non eccezionali risultati conseguiti fino ad oggi. Il 'mare tra le terre', nel senso che 'media tra le terre', con la sua cultura del limes, delle tante divinità, delle molteplici lingue e civiltà, con la sua lunga storia di incontri e conflitti, un mare che volta a volta è stato greco romano arabo europeo, può costituire lo spazio adatto per imparare a pensare tutti insieme lo sviluppo per tutti, per praticare la comprensione reciproca e sperimentare una convivenza possibile ed auspicabile, per superare la logica del conflitto e della contrapposizione oggi purtroppo prevalente.

In questi ultimi anni quindi abbiamo arricchito con il valore della mediterraneità la proposta formativa che avanziamo ai nostri giovani. Si è trattato di un'impostazione educativa concreta e visibile, fatta di attività didattiche comuni e condivise, gestite spesso in partenariato con istituzioni scolastiche dell'area del mediterraneo, nel corso delle quali si è consolidata la conoscenza reciproca attraverso scambi di studenti e visite di studio di docenti.

Questo contesto, con la sua ricchezza e la sua carica utopica e naturalmente per il fatto che il nostro paese è profondamente immerso nel mare che una volta definivamo 'nostrum', rappresenta un luogo quasi paradigmatico, anzi in questa fase storica uno dei 'luoghi' per eccellenza dove incontro e scontro, relazione e conflitto, fondamentalismi e tolleranze si contrappongono. E in nessun altro luogo come nel Mediterraneo ci sembra che possa essere ritrovato il senso più pieno della comunione nella differenza. Un luogo felice, in altri termini, per costruire percorsi di consapevolezza della cura per il creato e per mettere in piedi ponti che uniscono piuttosto che steccati che dividono.

 

 

 

 

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