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giovedì 02 aprile 2020

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La Roma distrutta dal piccone

Breve incursione nella Roma che non c'è più

21.11.2008 - Dario Pasquini



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Roma, nonostante sia una delle città meglio conservate al mondo, ha in tempi anche relativamente recenti, perso edifici di valore inestimabile. E'questo il caso, per esempio, dell'area dell'attuale Piazza Venezia: per la costruzione del Monumento a Vittirio Emanuele II vennero distrutti non solo il Palazzetto Venezia e il Palazzo Torlonia (il primo distrutto e ricostruito più indietro, l'altro distrutto e basta), le cui vicende sono abbastanza note, ma anche altri edifici circostanti, come il Palazzo Frangipane, la bellissima Torre di Paolo III e il Convento dell'Ara Coeli, con le case che si arrampicavano fin sul Campidoglio. Altre aree oggi completamente snaturate: quella del Mausoleo di Augusto e quelle attorno a Corso Vittorio. Nella prima è scomparso per esempio il Palazzo Sinibaldi, l'altra ha visto distruzioni molto più numerose: il retro del Palazzo Sforza Cesarini (uno dei palazzi quattrocenteschi più importanti di Roma, la cui facciata su via del Pellegrino fu rifatta già nel Settecento e di cui rimane solo un lato del cortile); il Palazzo dei Boncompagni di Sora, di cui rimane su Corso Vittorio una specie di rievocazione umbertina col portale originale; una parte della Farnesina ai Baullari, che oggi ospita il Museo Barracco, per limitarsi ai casi più noti. Ugualmente doloroso è pensare agli scorci nascosti travolti dagli sventramenti, a quei pregevoli palazzetti senza nome di cui Roma è costellata e di cui magari non rimane neppure una foto o un disegno. E poi le ville. Le più conosciute tra quelle non più esistenti sono la Ludovisi, forse la più bella villa di Roma, il cui casino principale esiste ancor oggi dimenticato da tutti dietro l'Ambasciata Usa a via Veneto, la Peretti-Montalto (sul luogo della Stazione Termini), la Patrizi (dove oggi sorge il Ministero dei Trasporti). Ma compaiono, e sono la maggioranza, anche le ville medie e piccole, di cui ancor più raramente ci è rimasta un'immagine. Chi mai ci potrà più rievocare le Ville Crescenzi e Ottoboni al Gianicolo, le Ville Bolognetti e Capizucchi sulla Nomentana? E si potrebbe andare avanti per decine di righe.

Un solo episodio merita ancora di essere ricordato, come monito, perchè a noi molto vicino, anche se noto solo a qualche specialista: è la fine di Villa Cesi a San Pietro, dal cui bastione nel 1527 i Lanzichenecchi erano entrati a Roma. Fino agli anni Sessanta (!) essa esisteva ancora, con il suo cortile quattrocentesco, davanti al Palazzo del Sant'Uffizio. Poi, zona extraterritoriale del Vaticano, fu rasa al suolo per far posto a un moderno convento di suore. Sulla pianta del Nolli è ancora lì. Quod barbari non fecerunt, clerici fecerunt

 

 

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