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giovedì 09 aprile 2020

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Trattato di Lisbona: ratificato dall’Europa o dagli europei?

Gli europei sono diffidenti nei confronti del Trattato di Lisbona, forse perché non ancora pronti per l’idea di un’ Europa che sia a tutti gli effetti Una.

09.08.2008 - Luigia Bersani



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Secondo un sondaggio degli ultimi giorni il 58% degli irlandesi, dopo aver ottenuto delle rassicurazioni sulle richieste avanzate, e' pronto a votare "Si'" ad un secondo referendum sul Trattato europeo di Lisbona, dopo che il "No" del primo aveva bloccato, di fatto, la riforma delle istituzioni europee. Il secondo referendum dovrebbe svolgersi in autunno.

Il Trattato firmato il 13 dicembre 2007 a Lisbona dai capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri promette di dotare l'Unione Europea di istituzioni moderne e di metodi di lavoro ottimizzati per rispondere in modo efficace ed efficiente alle sfide del mondo di oggi. In una realtà in rapida evoluzione, per affrontare temi quali la globalizzazione, i mutamenti climatici, l'evoluzione demografica, la sicurezza e l'energia, gli europei guardano speranzosi all'Unione Europea. Con Il Trattato di Lisbona ci si propone di rafforzare la partecipazione democratica alle istituzioni europee e la capacità dell'UE di promuovere quotidianamente gli interessi dei propri cittadini.

La domanda che, però, sorge naturale analizzando a fondo la vera ratio del "No" irlandese è se tali interessi che l'UE si propone di promuovere nei confronti dei cittadini, siano effettivamente voluti dai cittadini.

E' degna di una riflessione la circostanza per la quale l'unico Paese che si è espresso tramite referendum per l'approvazione del Trattato, cioè l'Irlanda, l'unico Paese che ha lasciato quindi ai cittadini la possibilità di decidere in merito al più innovativo e progredito dei trattati dell'Unione, ha gentilmente declinato l'invito a partecipare ad una più ampia e moderna integrazione europea.
Tutto ciò è un segno di grande diffidenza da parte, non delle politiche nazionali, ma dei cittadini stessi, veri destinatari di ogni politica, che hanno dimostrato in questo caso di non essere ancora del tutto pronti ad affrontare totalmente l'idea di un' Europa che sia a tutti gli effetti Una.  E' da sottolineare che il Trattato di Lisbona recepisce al 95% la così detta "Costituzione europea" e non è un caso che, di conseguenza, si vada incontro alle stesse riluttanze relative alla ratifica della "Costituzione europea".

Già nel 2000 per la ratifica del Trattato di Nizza, l'Irlanda si oppose, asserendo che questo trattato avrebbe violato con alcune norme inerenti alla previsione di un esercito europeo e alle operazioni di peace keeping, la sua posizione di Stato neutrale.

Ma non può essere, invece, che la popolazione irlandese, con il pretesto di salvaguardare la propria neutralità, abbia voluto tenersi lontana da un progetto sempre più completo di Europa unita, intuendo con lungimiranza che le norme di base della legislazione europea, che venivano rinnovate con il Trattato di Nizza, avrebbero posto le fondamenta per una Costituzione europea, poi firmata infatti nel 2004, che avrebbe reso l'Europa un'entità almeno ideologicamente a sé stante e di conseguenza idonea a provocare l'indebolimento della Sovranità degli Stati?
Non è possibile che anche nel caso del Trattato di Lisbona, dietro le ragioni più disparate che difendono un NO così rivoluzionario rispetto agli altri Stati, ci sia un vero e proprio timore da parte dei cittadini irlandesi, unici cittadini europei che hanno avuto modo di esprimersi tramite referendum, di creare realmente le basi di un'Europa degna di essere chiamata tale?  

Non ha, del resto, torto chi teme la perdita di un controllo statale sulle decisioni europee, dal momento che il nuovo processo decisionale, promosso dal Trattato di Lisbona, prevede che il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio sarà esteso a nuovi ambiti politici per accelerare e rendere più efficiente il processo decisionale stesso, a discapito del più garantista sistema dell'unanimità. Rappresenta, questo, un sistema più che necessario ad uno snellimento giuridico delle procedure, ma forse ancora troppo audace per chi, come il popolo irlandese, forse portavoce di un sentimento diffuso, evidentemente guarda con circospezione ad un' Europa che prende sempre più le sembianze di un'organizzazione sovranazionale anziché intergovernativa.
"Ora che l'Italia è fatta bisogna fare gli italiani", diceva Massimo D'Azeglio subito dopo la raggiunta Unità del Paese. L'Europa è fatta da più di mezzo secolo, ma gli europei, evidentemente, ancora non si vedono.

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