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domenica 09 agosto 2020

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Visioni del Gran Tour dall'Hermitage (1640 - 1880)

Fino 5 marzo 2009

14.02.2009 - Luigia Bersani



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Per gli artisti europei di tre secoli, dal '600 all'800, la vita poteva essere suddivisa in due parti, in un prima ed in un dopo.  Il viaggio in Italia, il Grand Tour, rappresentava lo spartiacque di ogni reale maturazione artistica e spirituale, il ritorno alle origini della cultura classica, alle fonti sacre di ogni ispirazione, passaggio ineludibile, rito di accesso,  per il raggiungimento della conoscenza autentica di ogni potenziale espressione dell'arte.

Le opere esposte, a cura del Pio Sodalizio dei Piceni, nel Museo di San Salvatore in Lauro, tutte provenienti dal Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo, presentano, in un arco temporale di oltre due secoli, non tanto quello che gli artisti viaggiatori hanno visto, ma soprattutto quello che essi hanno sentito, le risonanze emotive e le proiezioni immaginarie davanti all'apparire di ruderi, templi, campagne, persone, come emergenti da una stratificazione di epoche, in cui il presente dell'osservazione si sovrappone e si confonde con il ricordo e l'evocazione di un passato, in cui ogni elemento, anche il più semplice e quotidiano, si permea della sacralità del mito.     

Agli occhi degli artisti in pellegrinaggio in Italia appaiono scenari che sono a loro volta filtrati attraverso il loro animo e la loro attesa, la fusione istantanea dell'aspettativa, della visione e dell'immaginazione che rende ogni opera, anche la più apparentemente realistica, sempre situata in un  tempo fuori del tempo, il tempo del mito, in cui la singola scena rappresentata disperde i suoi confini in un significato collettivo che la trascende e la sublima.

Scorrono una dopo l'altra immagini di campagne punteggiate da ruderi e popolate di uomini, donne, bambini ed animali, resti maestosi di un passato architettonico superbo anche nella sua rovina fisica, paesaggi di campi, colline e boschi succedentisi deserti in un silenzio quasi metafisico, o scene umane di ingenua quotidianità perduta, o ancora fantasie grandiose in cui le rovine delle antiche dimore rivivono, si arricchiscono e si ripopolano nella visione e nella fantasia del ricordo mitologico.

Riproduzioni a tratti quasi fotografiche o rappresentazioni quasi oniriche si alternano lungo una linea di continuità in cui il presente dell'osservazione sempre rievoca un passato da cui è impossibile prescindere.

Le rovine rimandano alla storia, i paesaggi al mito, le figure umane alla leggenda, anche quando descrivono la realtà del decadimento, l'evoluzione della natura, le scene e le persone della vita di ogni giorno.

Tuttavia, davanti agli occhi del visitatore, questo confondersi del tempo presente dell'artista con il tempo mitico del suo sentimento si accompagna anche all'esperienza speculare del confondersi di quello che l'artista ha visto, vissuto e rappresentato con il nostro tempo presente, con la nostra visione disincantata di quei luoghi, quelle rovine, quei ricordi di storia. E da qui nasce inevitabile un raffronto, dapprima fotografico, poi anche per noi subito slittante sul piano inconsapevole dei sentimenti, tra quello che era e quello che è.  La natura e le campagne dell'Italia, e particolarmente la campagna romana, i suoi paesaggi, la sua gente, i suoi animali, emergono nella dimensione di un mondo perduto, di una realtà che non c'è più e che solo attraverso quello che gli occhi degli artisti hanno visto e le loro mani riprodotto possiamo oggi conoscere o almeno tentare di immaginare, nel rimpianto struggente di un mondo mai visto e non più visibile.

E le immagini delle torri sparse nelle campagne ci ricordano quelle poche che ancora oggi rimangono e che a stento notiamo o distinguiamo dalla foresta di edifici, non di boschi, che li circonda, i carri solitari trainati dai buoi ci appaiono travolti dai fiumi di automobili del Raccordo Anulare, al posto dei templi  dedicati alle divinità del mito vediamo i templi della disumanizzazione globale rappresentati dai grandi centri commerciali.  Davanti a quegli stessi luoghi in cui gli artisti del Grand Tour hanno avvertito il sentimento del tempo senza tempo, le immagini delle loro opere ci lasciano sospesi tra quello che ancora possiamo sognare e quello che la realtà brutalmente ci impedisce di non vedere.          

 

Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro

Piazza Di San Salvatore In Lauro 15 - Roma

dal 18 novembre 2008 al 5 marzo 2009

Tutti i giorni dalle 11 alle 19. Chiuso il lunedì
biglietti: 5 euro

 

 

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