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Quel che c'è nel mio cuore

15.02.2009 - Michela Monferrini



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Image Hosting by Picoodle.com  Come nella migliore tradizione latinoamericana, i romanzi di Marcela Serrano non sono mai facilmente classificabili, e Quel che c'è nel mio cuore non fa eccezione: la storia delle donne maya s'innesta qui nella recente (anche se non attuale) storia del Messico - in particolare dello stato del Chiapas, nel Sudest del paese - ma s'intreccia anche con quella dei ribelli, organizzati sulle montagne dal subcomandante Marcos, mentre sullo sfondo trova spazio il Cile della scrittrice, il paese d'origine della protagonista Camila, rifugiata negli Stati Uniti, residente a Washington perché sposata ad un noto giornalista americano e a sua volta reporter, in perenne conflitto con una madre «ingombrante», interamente dedita alla politica, rimasta in Cile nonostante il ricordo della prigionia nelle carceri di Pinochet. È una madre, quella di Camila, che l'ha sempre fatta sentire - involontariamente - inferiore, né lei ha potuto trovare riscatto proponendo a suo figlio un modello diverso: il suo bambino è tragicamente scomparso e il dramma ha aperto una voragine difficilmente sanabile nella sua relazione coniugale.

Quando Camila viene inviata per un reportage nel colorato, vivace paese di San Cristóbal de las Casas, dove è ancora possibile riscontrare un certo fermento culturale, incontra proprio una vecchia conoscenza di sua madre, l'uruguaiana Reina Barcelona, una collaboratrice dei ribelli, ma soprattutto una donna bella, allegra, circondata di amici (tra cui l'affascinante Luciano, l'italiano con cui Camila intreccerà una relazione). Proprio Reina, il coma in cui precipita dopo esser stata vittima d'un feroce attentato, obbliga Camila a fare i conti con le proprie paure, con il proprio passato, e la induce a trovare il coraggio che le è sempre mancato.

Quelle di Marcela Serrano sono donne forti, donne che sopportano, che svolgono i compiti più difficili, che lottano contro le regole per far valere i principi in cui credono. Sono donne, anche, che vincono il pudore che le caratterizza per arrivare a raccontare (e raccontarsi) la loro vita, una volta e sempre di più, sempre più a fondo, fino a scoprire quel che c'è nel loro cuore.

Così questa storia, intrisa d'una politica che si conosce sempre troppo poco, diventa anche una lezione sul giornalismo, o sulla scrittura in generale: nel finale, Camila, che ha ormai vissuto sulla propria pelle la prigionia e la tortura, scopre che il compito più difficile è comunque quello di tornare al vero motivo del suo viaggio, alla stesura del reportage, perché non vuole sedersi e scrivere quel che qualsiasi inviato mediocre scriverebbe. Non vuole partire dal duro lavoro nelle piantagioni di caffè, né dalle abitudini degli indios ch'oles, e nemmeno dagli abusi delle multinazionali. Vuole scrivere «una storia, una semplice storia»: la storia di Reina Barcelona, ormai custodita nel profondo del cuore.

 

Quel che c'è nel mio cuore di Marcela Serrano

Feltrinelli 2003

pp. 253

euro 7

 

 

 

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