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giovedì 02 aprile 2020

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Fabio Scacchioli: la scarnificazione dell’immagine

fino al 30 aprile 2009

07.04.2009 - Luigia Bersani



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Ogni azione, ogni gesto, ogni mezzo di vita e di linguaggio, pur il più rapido o breve,  racchiude in sè un numero infinitesimale di azioni, gesti e linguaggi che, con la loro sequenziale sincronia, danno origine all'agire umano e naturale.

Sulla base di questo concetto si fonda lo studio di Fabio Scacchioli che, analizzando la genesi del movimento, trova proprio nell'intervallo tra un istante e l'altro di uno stesso gesto il significato primo dell'essenza di vita, di quella vita che prescinde dalla sua rappresentazione per essere considerata nella sua più estrema purezza.

Nell'installazione dell'artista presso La Porta Blu Gallery, curata da Fabrizio Pizzuto e musicata da Vincenzo Core, viene proposto un video, "dead SEEquences", composto da 3770 frames, impercettibili nella loro singola identità all'interno dello schermo, ma reali, sempre uguali e sempre diversi se separati ed analizzati uno ad uno.

Le pareti della galleria vengono foderate dei 3770 frammenti di immagine, ognuno dei quali assume una rilevanza solo se considerato come precedente e successivo ad un altro frammento, come un elemento imprescindibile di una catena dinamica che trova il suo valore solo se esaminata nell'insieme. Nel fotogramma non accade nulla, il fotogramma non rappresenta nulla, l'immagine in quanto tale è priva di significato se non la si considera in un'unità armonica. Tutto, invece, accade tra un frame e l'altro, nell'intervallo invisibile che li separa e che non ci è dato conoscere. L'atto di inchiodare i fotogrammi alle pareti è il dispiegarsi di una inutile geografia dello sguardo: il film è tutto lì, fisicamente inchiodato davanti agli occhi degli osservatori, eppure non c'è nulla da vedere, la verità, come sempre, è solo altrove. Dentro il frame non accade mai nulla. E' questa la base del "principio della sparizione", studiato e proposto dall'artista nell'installazione in questione, principio che vede nello scarto imperscrutabile tra l'oggetto e la sua immagine il collegamento del mondo con il mondo; il principio della sparizione vede nella distanza, nella separazione tra un'immagine e l'altra e tra un'immagine e l'oggetto da cui deriva la dissolvenza dell'idea di una possibile comunicabilità delle cose.

L'autore afferma essere questo il funzionamento stesso del linguaggio, l'unico modo che conosciamo per relazionarci col mondo e con gli altri; tra ogni parola e il suo significato ritroviamo, secondo Scacchioli, questa distanza come un peccato originale, un intervallo nel quale il mondo svanisce per poter essere "detto": per comunicare è necessario che il mondo e l'uomo scompaiano. Per questo l'artista sostiene che l'arte debba essere incomunicabile. L'arte dovrebbe essere il tentativo supremo e vano, dunque assolutamente necessario, di annullare in profondità la separazione originaria, fino al punto in cui la lingua diviene un orpello superfluo.

Il vero è l'intiero. Ma l'intiero è soltanto l'essenza che si completa mediante il suo sviluppo" diceva Hegel, ma in questo caso, a smentire il filosofo tedesco,  è proprio la messa in discussione di una possibile completezza ed effettività del vero.

 

LaPortaBlu Gallery
Arco degli Acetari 40, Roma
Fino al 30 aprile 2009                                        

orari: dalle 17:00 alle 20:00 - dal Martedì al Sabato                                                                                       
cell 3929153848  tel 06 6874106                                                                                                                                             www.laportablu.it 

laportablu@laportablu.it

 

 

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